Vigili e onesti

Leggo “La Repubblica” dal 14 gennaio 1976. Allora facevo la terza liceo e quel quotidiano, così nuovo anche nella forma, fu come una ventata di aria fresca. Noi, in quel tempo, si leggeva anche qualcosa di più forte, magari ciclostilato in proprio (c.i.p.), ma si era comunque già consapevoli che quel foglio “liberal” avrebbe appagato le nostre “esigenze” adulte, non appena fossero sfumate le spigolosità e gli ardori giovanili.
Dal 1982 poi, compro La Repubblica regolarmente. In pratica tutti i giorni e fui molto felice quando la copertura settimanale divenne totale. In principio infatti non usciva il lunedì ed ero “costretto” ad acquistare il “Corriere” e a leggermi, dopo i necrologi è ovvio, le consuete banali ovvietà del Sig. Alberoni Francesco…
Oggi, che sono collegato a internet tutto il giorno, quando voglio conoscere ciò che accade nel mondo (praticamente cioè ogni quarto d’ora), è alla home page di Repubblica che mi collego. Sul mio palmare il link alla versione “mobile” di Repubblica è tra i preferiti.
Sono infine anche abbonato all’edizione on line (non solo a La Repubblica per la verità), perché talvolta mi serve avere il testo di alcuni articoli e ricopiarli sarebbe troppo lungo.
Una volta, tanto per dire, ne ho dovuto ricopiare uno da un’edizione del 1982 non ancora digitalizzata ed ho impiegato dei giorni… J
Su Repubblica hanno scritto le menti più raffinate della cultura italiana: da Calvino a Eco, da Gianni Brera a Enzo Biagi. Che piaccia o no, nessun quotidiano, nemmeno il Corriere a mio avviso, ha la qualità e la completezza di Repubblica. Ma questo purtroppo non da tutti può essere apprezzato poiché Repubblica ha anche un grande difetto: è un giornale smaccatamente schierato. A sinistra. Questo difetto è bilanciato solo da un pregio altrettanto grande e cioè che Repubblica è un giornale smaccatamente schierato: a sinistra!
Fatta questa doverosa premessa, confesso che i reportage di Bonini e D’Avanzo sono da qualche anno una delle mie letture preferite. Ho qualche perplessità sullo stile (inteso proprio come modo di scrivere), di uno dei due, ma i contenuti, la vivacità con cui affrontano le loro ricerche mi hanno sempre intrigato e appassionato oltremisura. L’avrete capito, a me piace il giornalismo d’inchiesta, fatto dai reporter con la bandana e la Leica penzolante al collo, da quelli, per intenderci, che incontrano le loro “gole profonde” nei garage sotterranei.
Ecco, Bonini e D’Avanzo davano e danno questa impressione. Sono quasi un po’ come dei Bernstein e dei Woodward de’ noantri… ci aiutano insomma a vincere quel nostro immancabile complesso di provincialismo.
Più di un anno fa, quando iniziai questo blog, fui ben contento di scoprire delle veniali imprecisioni, delle piccole “bugie”, diciamo così, in un quotidiano di destra…
I miei desideri, la mia sensibilità politica trovavano in ciò, lo ammetto, appagamento. Trovavo conforto e conferma al mio intimo sentire…
Quello che è successo in queste ultime settimane, non lo nascondo, mi ha fatto un pò male. Sia ben chiaro, non sono nato ieri, so con certezza che nessuno è perfetto, che il bene non è mai tutto da una parte, e altre idiozie del genere… ma quello che ho potuto verificare di persona mi ha tolto quell’inconfessabile speranza che pur alberga nel profondo dei nostri cuori per quanto disincantati, laici e razionali.
Quella “consapevolezza-speranza” cioè di essere diversi, noi. Più giusti, più corretti rispetto ai nostri avversari. Badate bene, questo vale pari pari anche dall’altra parte… Ogni schieramento crede, sente, spera in una propria egemonia morale…
E allora?
“Qui una volta era tutta campagna?”… Oops, scusate… ho sbagliato luogo comune: ”Niente sarà più come prima?”.
Non saprei. Diciamo che man mano che portavo avanti la mia umile, piccola e inutile ricerca (che non è terminata!), pensavo piuttosto alle conseguenze del mio… diciamo così, “tradimento”…
Pensavo a quello che avrebbero detto e scritto tanti “compagni” di viaggio… Pensavo ai blogger di Kilombo (il meta-blog delle sinistre), a quelli che per mesi avevano seguito le mie “epiche litigate” con il Senatore Guzzanti.
Quanti di loro avrebbero scomodato la “sindrome di Stoccolma”? Quanti avrebbero concluso che inesorabilmente la debordante e affascinate personalità del guerriero rosso aveva avuto il sopravvento?
Devo dire che finora ho rilevato rispetto e prudenza. E di ciò sono grato a tutti.
L’altro giorno, mentre scrivevo un commento su un blog di un amico che aveva anche lui scritto di Guzzanti, Scaramella & C. mi sono venuti due aggettivi che forse spiegano, se vogliamo, quella che vuol essere la mia filosofia. Le linee guida di questo blog… che forse poi valgono ugualmente anche fuori, nel mondo reale…
Vigili e Onesti.
A prescindere dalle idee e dalle convinzioni di ciascuno, credo che la cosa più giusta e più utile sia proprio questa.
Essere “Vigili” per cogliere e capire le ingiustizie, le nefandezze da qualunque parte esse provengano; e poi “Onesti”, essere intellettualmente onesti, per saper ammettere gli errori da qualunque parte essi provengano. Anche i propri.
Ecco… tutto qua… E volevo solo dirvelo.
OK Gabriele, giusto fare le pulci a tutti, ma cerchiamo di non cadere nel solito tranello, cioè guardare il dito e non la luna. Ciao,
Iolanda
Per la tua curiosità sul giornalismo d’inchiesta ti segnalo, fra i tanti e ove mai non ne fossi già a conoscenza, l’italiano Voce della Campania (www.vocedellacampania.it) che pur riporta nel suo ultimo numero (consultabile on line free) un’inchiesta su Scaramella & Co, o il francese http://www.amnistia.net fra i cui redattori vi è anche tal Enrico Porsia, ex BR rifugiatosi in Francia.
Chapeau, mr. Paradisi.
Caro Gabriele ( nome e cognome che sono tutto un programma!!!! ).
Condivido parola per parola. Aggiungo. Una delle peculiarità negative della sinistra, nella mia ottica semidestrorsa è la manipolazione e l’omertà relativa agli atti di disonestà ( poi possiamo anche parlare delle controparti negative destre ). Ci vuole coraggio a criticare quelli che vengono chiamati come compagni. Lo stesso Dario Fo, cfr http://velvi.splinder.com/post/9642403
in uno sprazzo di infantile sincerità lo ha detto con chiarezza. Grazie Paradisi.
Caro Gabriele,
quanto scrivi è onesto, importante e sincero, oserei dire pregno di passione politica e senso civico.
Io, però, sono meno deluso di te su Repubblica. Forse perché mi facevo meno illusioni sulla coppia Bonini & D’Avanzo, due bravissimi inviati che, talvolta, si fanno prendere la mano dalla ricerca ad ogni costo dello scoop.
In ogni caso, cerchiamo di stabilire alcuni punti su cui riflettere, riguardo a come la vicenda è stata trattata da Repubblica e non solo.
1. Bonini e D’Avanzo sono stati scorretti, o quantomeno ambigui, nell’uso di un termine, “on the record”, che in gergo giornalistico significa una cosa ben precisa (autorizzazione a riportare il colloquio), ma che per noi montanari ‘gnoranti ne vuol dire un’altra (l’intervista è stata registrata su nastro).
2. è credibilissimo che Bonini e D’Avanzo abbiano fatto “di una formica un elefante” intervistando i russi che hanno intervistato, in particolare Gordieski.
3. né Limarev né Bukovski (registrati su nastro o non registrati su nastro) ad oggi hanno smentito le interviste che hanno rilasciato.
4. Gordieski non mi convince: prima si fa intervistare da un quotidiano che lui ritiene essere “portavoce del KGB” e poi attende un mese prima di farsi mandare una traduzione e quindi smentire l’intervista. E non smentisce, si badi bene, scrivendo a Repubblica, ma rilasciando una controintervista a un altro giornale. Mah…
Comunque, continua a pungolare e a ricercare la verità.
Henry Smart