Posted by
Gabriele in
Caso Moro on
12 14th, 2006 |
2 responses

Non riusciamo, ahimè, malgrado i ripetuti tentativi di coinvolgere amici e blogger affinchè scrivano in tutta fretta qualche altra storia sui mitici anni ’70, a schiodarci dal Caso Scaramella.Seguiamo infatti sempre con grande attenzione il blog del Senatore Guzzanti e talvolta ci è davvero difficile resistere alla tentazione di incrociare, di bel nuovo, le spade con lui.Abbiamo già riportato nei commenti all’articolo precedente, i primi due capitoli (1) (2) di una “fiaba” che egli va scrivendo. La “favoletta”, molto simpatica e ben scritta, narra le vicende di “un piccolo uomo, piuttosto insignificante che faceva la sua brava carriera universitaria di terza fila” (tal Romano Prodi). Un giorno dei misteriosi inviati da un Regno del Male (o della Speranza), ovvero da quella che fu l’Unione Sovietica, avvicinarono il “nostro uomo” e contando sulla sua smisurata ambizione, lo indussero a stipulare un diabolico patto, garantendo a lui una carriera altrimenti impossibile e a loro un non meglio precisato futuro favore, impegnati com’erano nell’eterna lotta con la Terra delle Opportunità e delle Libertà (ovvero gli Stati Uniti d’America). Una pratica, questa del favore potenziale, di chiaro stampo e matrice mafiosa, che come un debito contratto che so con l’FMI o con la Banca Mondiale, vincola e lega per sempre lo sciagurato al suo padrone.Questo lo scenario fantastico e originale che ci propone l’autore.Ma il bravo Guzzanti si supera quando svela quale fu il famoso favore che l’URSS, il KGB, il GRU, chiesero al ligio professorucolo di Bologna. Non ci crederete, ma è proprio quello. Sempre quello. Il favore infatti consisteva nell’inscenare una seduta spiritica insieme ad altri 12 colleghi/consorti, più cinque ignari pargoli, durante la quale, rievocando l’anima di Don Sturzo e di La Pira, sarebbe stato comunicato il nome di “Gradoli”. Era in atto in quel tempo (aprile 1978), il sequestro di Aldo Moro. In Via Gradoli c’era un covo brigatista, ma la notizia di quel nome suggerito dagli spiriti sarebbe stata argutamente fornita da Prodi agli inquirenti e ai media in modo da indirizzare le indagini non in Via Gradoli a Roma, bensì a Gradoli paese, suggerendo così, astutamente, ai criminali abitanti di Via Gradoli, ch’era giunta l’ora di tagliare le tende…Abbiamo già mille volte cercato di confutare questo argomento che a noi onestamente pare esilissimo oltrechè logicamente contorto. Il senatore ha però continuato a riportarlo pari pari, per filo e per segno. Non ci resta pertanto che provare a smontarlo attraverso una minuziosa opera filologico-esegetica della citata (e riportata per esteso), gustosa “favoletta”… Abbiamo quindi scritto a Guzzanti: Caro PaoloLa tua storia è veramente avvincente. Inverosimile, come tutte le favole del resto, ma avvincente. Sul tuo talento d’altronde nessuno, nemmeno i tuoi più acerrimi nemici, nutre il ben che minimo dubbio. Mi permetto però di correggerti in un punto almeno, e nemmeno troppo secondario, perchè una storia, per quanto inventata, converrai che deve risultare ineccepibile dal punto di vista del “plot”. Narrano infatti le “croniche” di quel tempo andato, che quando il messo giunse, ammesso che giunse (nota per favore la gustosa allitterazione che mi si è presentata inducendomi persino a forzare la sintassi…), non si rivolse, il messo dicevamo, all’omino privo di qualsivoglia qualità che tu indichi al facil ludibrio del volgo, bensì avrebbe dovuto rivolgersi ad altro convenuto in quel di Zappolino nel piovoso meriggio di quel tristo aprile 1978 e.v.Infatti, racconta un’autorevole cronista Pellegrino (17 GIUGNO 1998), fu proprio il signorotto di quella villa, tal Albertus Clò, e non il nostro insignificante omino, ad indire quel simpatico trastullo in cui dame et nobil’homini rievocavan leggiadri spirti et alme defunte. Altri poi non mancarono di sottolineare che fù ancora lui, l’Albertus, il più eccitato ed attivo inquisitor degli spiriti…Fu dunque egli, Albertus, ti chiedo, ad appartarsi in bagno con la delittuosa pergamena giunta dal Regno del Male? Ma se così fu, cosa c’entra allora l’omino nostro? O forse fu l’omino che, uscito tutto trafelato dal bagno dopo aver letto ed imparato a memoria l’intricato enigma, convinse il signor di quella villa a diriger quel giuoco periglioso che tu ci narri?Se così fosse, perché così pare, ne avrebbe certo risentito la trama, che invece fila spedita all’obiettivo che ti sei dato per allietar le folle dei tuoi fedeli seguaci.Ah, come vorrei che tu, Oh Paolo, mi rispondessi. Perché potrebbero apparire anche dettagli di poco conto in effetti, ma tu, Oh Paolo, hai dato tanto e tal valore a quanto scrivi con agile penna, che un chiarimento credo sia d’uopo atque necessario. Qui e altrove.RingrazioTi con affettoGabriele.
Paolo Guzzanti scrive:
14 Dicembre 2006 alle 18:37
Gabrielino non fare il furbettino. Su Prodi a carico c’è che ha fatto scappare i rapitori di Moro avvertendoli (fu scemo o connivente? Ecco i corni del dilemma), aveva la sua società Nomisma in joint venture con l’espressione economica del Kgb che era l’Istituto Plekanov, si dichiarava amico di Pavlov mentre Pavlov faceva il colpo di Stato, proibì al Sismi di indagare anche su una sola scheda Mitrokhin e il Sismi sotto il suo comando rifiutò di incontrare per tre volte Mitrokhin che voleva parlare dell’Italia. Trofimov, vice capo del Kgb e poi del Fsb lo considerava il nostro uomo e Litvinenko lo ha detto in video. Che peccato che Trofimov e Litvinenko avessero una salute instabile. Il primo non sopportava il piombo, il secondo il polonio.
E’ molto strano che l’on. Cossiga, negli ultimi anni, non abbia posto all’attenzione delle forze politiche e dell’opinione pubblica gli elementi “scoperti” dalla Commissione Mitrokin. L’on. Cossiga che, ricordiamo, all’epoca del sequestro Moro era ministro dell’Interno; l’on. Cossiga che uscì da quella vicenda a pezzi. E’ strano anche il silenzio dell’on. Andreotti, all’epoca presidente del Consiglio. Sono scemi o conniventi?
Andrea Giova