Un “magnifico” giornalista…

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È con vivo piacere che annunciamo il debutto del “magnifico” François de Quengo de Tonquédec nel mondo ufficiale del giornalismo. Infatti nel numero di gennaio del mensile AREA è pubblicato un pezzo da lui firmato e intitolato: “Quando lo Sciacallo ospitò Kram a Budapest“.

L’articolo fa parte di un dossier esclusivo curato dall’amico Gian Paolo Pelizzaro e dedicato a Il’ich Ramírez Sánchez, alias Carlos, detto anche lo Sciacallo. Mentre Pelizzaro si sofferma sui misteri connessi all’intervista rilasciata da Carlos ai giornali italiani (Paolo Biondani, Corriere della Sera, 23 novembre 2005), François sviluppa le notizie contenute nel libro “Im Schatten des Schakals. Carlos und die Wegbereiter des internationalen Terrorismus” (Nell’Ombra dello Sciacallo. Carlos e i pionieri del Terrorismo internazionale), scritto dal giornalista tedesco Oliver Schröm e edito da Ch. Links Verlag nel 2002.

L’esclusiva di AREA, nel solco già tracciato anche in questo blog, evidenzia, documenti alla mano, come negli anni scorsi sia stata attuata, su alcune vicende e personaggi, una vera e propria massiccia opera di disinformazione a suon di omissioni e di manipolazioni.

Appena possibile e compatibilmente con le esigenze editoriali del mensile diretto da Marcello De Angelis, pubblicheremo i testi integrali degli articoli.

A onor del vero va detto che l’amico François aveva già pubblicato una sua ricerca (non firmata) sempre su AREA nel numero di Ottobre 2007. Col titolo “Bologna, la fabbrica dei depistaggi. Una ricerca indipendente smaschera le manipolazioni sulla strage del 2 agosto 1980″, era stato infatti pubblicato pressoché integralmente il lavoro che, solo con qualche minimo contributo degli altri “quattro”, egli aveva sviluppato l’estate scorsa e postato sul blog il 10 settembre 2007.

Conoscendo e stimando François, siamo convinti che la sua preparazione e la sua onestà intellettuale, non potranno che far bene al giornalismo italiano, di cui ben conosciamo le miserie.

C’è un bisogno estremo di professionisti seri, a prescindere dalla loro sensibilità politica.

C’è bisogno di giornalisti d’inchiesta veri, che sappiano realizzare le loro ricerche basandosi su documenti certi e su testimonianze provate, mossi solo ed esclusivamente dalla voglia di verità.

Siamo convinti che François sia senza dubbio uno di questi.

Prima di chiudere con l’augurio di una carriera lunga e piena di soddisfazioni, vogliamo prenderci, ancora una volta, qualche briciola di merito anche noi.

François ha fatto, forse da vero pioniere, il percorso inverso rispetto a ciò che abitualmente accade.

Infatti, normalmente, oggi sono i “grandi” e affermati giornalisti che, preso atto delle potenzialità della Rete, aprono blog più o meno fortunati.

François viceversa è giunto alla carta stampata lanciato proprio da un blog sul quale ha profuso, e speriamo continui a farlo, il suo impegno e la sua intelligenza.

Ed è il nostro blog: CIELILIMPIDI!

Anche questo è pur sempre un piccolo merito, non trovate?

Buona fortuna François! Di cuore.

Firmato: Gli altri “quattro” e tutti gli amici che ti stimano.



19 Responses to “Un “magnifico” giornalista…”

  1. FdQdT scrive:

    Arrossisco….

  2. eliset59 scrive:

    Francois, non arrossire, anzi gonfiati di orgoglio , come un pavone allarga la tua maestosa coda e fai una ruota magnifica ,ti meriti tutto il successo che avrai sicuramente e che ti auguro .
    Sono orgogliosa di conoscerti e averti come amico .
    Avanti a tutta forza !!!!!
    Con affetto
    Eli

  3. eliset59 scrive:

    P.S.
    5-cinque-5 ,tenetemi un numero !!!
    Lo vorrei autografato , please !
    Eli

  4. parusmajor scrive:

    Io dico solamente: era ora. Mai avuto dubbi sulle tue qualità. soprattutto sulla tua ricerca disinteressata della verità e sulla tua verve di polemista sorretto dai fatti. Avanti così siamo tutti con te.

  5. max.it scrive:

    Congratulazioni !

  6. enrix scrive:

    “accidenti, questa è una bomba termonucleare!”

  7. Luciano Baroni scrive:

    Asdrubalino è “diventato grande”.

    In bocca alla Balena.

    Salve a tutti.

  8. Simona scrive:

    Grande Francois!

  9. ciro esposito marzo scrive:

    In bocca al lupo Francois!

    Hanapornostar ha un volto su
    atypicalmovie.blogspot.com

  10. enrix scrive:

    da Il ROMA – 18 dicembre 2007

    L’INCHIESTA | Litvinenko: «Avevano dato ordine di arrestarlo per ricattarmi. Io ascoltato da tre agenti ad Ancona».
    La Questura smentisce «I russi minacciavano mio fratello»

    VINCENZO NARDIELLO GIAN PAOLO PELIZZARO

    ROMA. «Dopo il mio primo contatto con Mario Scaramella, i servizi speciali di Russia hanno preso informazioni su questo, e penso, so che i servizi speciali di Russia hanno molta paura di questa Commissione (la Mitrokhin, ndr)». Il 23 novembre 2005, Alexander Litvinenko (nella foto) non ha dubbi: il suo lavoro con Scaramella è da tempo sotto controllo da parte dei servizi russi. Ma c’è molto di più nella testimonianza registrata dall’ex ufficiale dell’Fsb esattamente un anno prima della sua morte. Litvinenko, infatti, è estremamente preoccupato per la sorte del fratello minore, Maxim: «Dopo il mio primo contatto con Scaramella, i servizi speciali russi, tramite l’ambasciata russa (in Italia, ndr), hanno dato ordine di arrestare mio fratello ed estradarlo in Russia. È un ricatto per me, se non smetto di lavorare con Mario Scaramella e Paolo Guzzanti, mio fratello sarà perseguitato in Russia. Mio fratello mi ha chiamato dalla polizia italiana e gli ho detto “devi chiedere asilo politico in Italia”. Adesso mio fratello cerca asilo politico in Italia». La preoccupazione di Litvinenko nasce dal fatto che il fratello è stato presente, come interprete, a vari incontri tra lui e Scaramella. Fra questi l’incontro alla stazione Termini di Roma, avvenuto alle 17,40 del 14 ottobre 2005. A confermarlo è lo stesso Maxim Litvinenko il quale, nella denuncia presentata nel pomeriggio del 16 ottobre 2005 al commissariato di Senigallia, fra le altre cose dichiara: «Ho visto mio fratello con cui due giorni fa sono andato a Roma, consegnare al giudice Scaramella alcuni appunti. Ricordo che si parlava di un minibus in partenza dall’Ucraina diretto a Napoli con a bordo armi ed esplosivi destinati ad un ex capitano dei servizi segreti russi». Il riferimento, come confermato dallo stesso Litvinenko nella registrazione, è ad Alexander Talik, l’ex ufficiale del servizio di protezione federale russo (Fso), da maggio 1999 clandestino in Italia, che Scaramella è accusato di avere calunniato. Le parole del defezionista russo sono inequivocabili: «Il giorno dopo che fu arrestato con il suo gruppo (parla dei 4 ucraini arrestati – ma Talik non è mai stato arrestato – il 16 ottobre a Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo, a bordo di un furgone che trasportava due granate da guerra Ak-47 che, secondo il defezionista, sarebbero state destinate ad «un progetto di aggressione» ai danni di Scaramella e Guzzanti, ndr) sono andato con mio fratello alla Polizia italiana a Senigallia, dove mio fratello ha scritto una denuncia su questa situazione (la denuncia è del 16 ottobre, e non del 17, ndr). Con mio fratello ho avuto contatto con il capo della polizia di Senigallia, è una donna che prima lavorava contro la mafia russa, mi disse che aveva arrestato un capo della mafia russa il cui soprannome è Somosfol». Cosa avrebbe detto Litvinenko in quell’occasione? «Proprio qui a Senigallia – ricorda Maxim in un’intervista a “Repubblica” del 27 novembre 2006 – lui aveva denunciato il pericolo in arrivo dall’Ucraina: granate nascoste dentro a Bibbie svuotate, destinate a Guzzanti, Scaramella e anche a me che, facendo l’interprete, sapevo molte cose». Nella sua denuncia del 16 ottobre a Senigallia – dove non c’è traccia della presenza del fratello – Maxim conferma di essere in Italia dal 2000 e di aver «presentato istanza per il riconoscimento dello status di rifugiato politico alla questura di Ancona nel 2003». Ma, soprattutto, dopo aver affermato che «recentemente è venuto a trovarmi mio fratello Alexander», aggiunge che «mio fratello mi ha raccontato di aver saputo da alcuni suoi ex collaboratori di Mosca che lì si è parlato del progetto di eliminare tutte le persone con cui mio fratello ha collaborato ed in particolare uno chiamato “il professore” (Scaramella, ndr). Mio fratello teme che anche io possa essere in pericolo». Ma c’è dell’altro. A detta di Alexander Litvinenko, dopo la denuncia sarebbe accaduto qualcos’altro. Qualcosa d’importante: «Due giorni dopo (la denuncia del fratello, ndr) – afferma Litvinenko il 23 novembre 2005 – ho avuto sul telefono di mio fratello la chiamata di un poliziotto di Ancona, questo poliziotto dice a mio fratello che mi invita ad incontrarlo. Il giorno dopo io e mio fratello contattiamo la polizia di Ancona e ho un incontro con tre poliziotti. Mi chiedono di Mario Scaramella e della sua situazione, di Talik e di altre persone». La circostanza, se confermata, sarebbe molto importante: il defezionista sarebbe stato ascoltato in Italia da personale di polizia. La Questura di Ancona però, contattata dal “Roma”, smentisce la circostanza, confermando di avere ascoltato il solo Maxim e specificando, ovviamente, di non poter aggiungere altro. A questo punto, solo i tabulati del telefono di Maxim potrebbero fornire una conferma alle inquietanti parole registrate del fratello.
    (16/Continua)
    18 dicembre 2007

  11. enrix scrive:

    da Il ROMA – 19 dicembre 2007

    L’INCHIESTA | Litvinenko: ho dato a Mario molte informazioni sui rapporti tra l’ex presidente ucraino ed il boss Mogilevich

    Scaramella, spunta il dossier Ucraina

    ROMA. Mario Scaramella era venuto a conoscenza di informazioni estremamente sensibili riguardanti l’Ucraina. In particolare, l’ex consulente della Commissione Mitrokhin aveva appreso dettagli molto delicati sulle collusioni tra il governo del presidente filorusso, Leonid Kuchma (in carica dal luglio 1995 al gennaio 2005), e il boss della mafia ucraina Semyon Mogilevich (nella foto). Circostanze che chiamerebbero in causa, fra gli altri, anche il presidente russo Vladimir Putin. L’8 marzo di quest’anno il “Roma” anticipò alcune di queste circostanze, ma la voce di Alexander Litvinenko, registrata il 23 novembre 2005, aggiunge ulteriori, inquietanti particolari in possesso di alcuni defezionasti russi collaboranti con agenzie occidentali. Informazioni di cui Scaramella venne a conoscenza proprio tramite Litvinenko e un altro ex ufficiale del Kgb, Yuri Shvets, oggi residente negli Stati Uniti, in Virginia. «Duetre settimane fa – afferma il defezionista russo nella testimonianza registrata esattamente un anno prima di morire – ho preso informazioni ai miei amici sull’ex ufficiale del Kgb Yuri Shvets. Yuri Shvets ha trascritto una registrazione audio dall’ufficio di Kuchma, l’ex presidente dell’Ucraina. È una conversazione tra Kuchma e Derkach, ex capo dei servizi speciali ucraini. Kuchma chiede a Derkach, intorno al 2000, “dov’è adesso Mogilevich?”, e Derkach risponde che Mogilevich adesso vive a Mosca, ha comprato casa da Georgadze, ex capo dei servizi speciali della Georgia (si riferisce a Igor Giorgadze, ex ministro della Sicurezza dello Stato della Georgia, ndr). La casa di Mogilevich era vicina a quella di Zyuganov, il capo del Partito comunista di Russia. Mogilevich ha buoni rapporti con Putin dal 1994 o 1993». Proprio il contenuto di queste affermazioni di Litvinenko sarà oggetto di una delle 35 telefonate intercorse tra Scaramella e il senatore Paolo Guzzanti tra l’11 novembre 2005 e il 23 febbraio 2006, intercettate su ordine della Procura di Napoli e delle quali il Gip di Roma, Guglielmo Muntoni, ha chiesto al Senato l’autorizzazione all’utilizzo. Si tratta del colloquio del 1° dicembre 2005, dunque appena sei giorni dopo la registrazione della testimonianza di Litvinenko, in cui Scaramella spiega a Guzzanti che tra i documenti di cui gli ha parlato il defezionista russo ve ne sono alcuni consegnati da Shvets. Scaramella riferisce di un colloquio risalente al 2005, in cui Kuchma parlerebbe proprio di Mogilevich con l’ex capo dei servizi ucraini (Sbu): nel colloquio si parlerebbe del fatto che il boss si trovava a Mosca «in quanto lavorava con l’Fsb ed ha un contatto che è nato con Putin nei tempi in cui Putin lavorava col Kgb a San Pietroburgo». La corrispondenza tra quanto registrato da Litvinenko il 23 novembre 2005 e le parole intercorse tra Scaramella e Guzzanti sei giorni dopo non può sfuggire. A confermarlo è lo stesso Litvinenko: «Semyon Mogilevich era ricercato dall’Fbi, ha contatti con Al Qaeda a cui vende armi. Prima (prima del 23 novembre 2005, ndr) ho dato molte informazioni su Mogilevich a Mario Scaramella, e Shvets può dare questa registrazione alla commissione di Mario Scaramella». Mogilevich è un protagonista di primissimo piano della mafia ucraina ed è accusato, tra le altre cose, di traffico d’armi in Medio Oriente, Pakistan e Afghanistan. È bene ricordare che l’ombra della criminalità ucraina tornerà proprio nella vicenda di Volodymyr Bekysh, definito dalla Squadra Mobile di Napoli «soggetto dal rilevante spessore criminale», titolare del magazzino dove era indirizzato il pacco con le due granate – sequestrate appena 37 giorni prima che Litvinenko registrasse la sua dichiarazione – ritrovate a bordo del furgone ucraino bloccato all’alba del 16 ottobre 2005 in provincia di Teramo proprio grazie alle denunce di Scaramella. Denunce a loro volta basate sulle informazioni fornitegli anche dal defezionista russo.
    VINCENZO NARDIELLO
    GIAN PAOLO PELIZZARO
    (17/Continua)
    19 dicembre 2007

  12. enrix scrive:

    da IL ROMA – 22 dicembre 2007

    L’INCHIESTA | Le testimonianze relative alle attività che Litvinenko riferì a Scaramella

    Dossier Ucraina, ecco le conferme

    ROMA. Cosa sa circa Yuri Shvets? «So che è un ex ufficiale del Kgb sovietico, il quale agli inizi del 1990 andò negli Stati Uniti e l’ho incontrato qui a Londra nel 2002, se non sbaglio quando mi occupavo dell’investigazione sui crimini commessi dal precedente regime in Ucraina. E mi ha aiutato nella decodificazione dei nastri, conosciuti come “Kuchmagate” ». E poi precisa, a seguito di un chiarimento su quando ebbe ad incontrarsi con Shvets: «L’ho già detto. Ho l’impressione, se non sbaglio, che fu nel luglio 2002, qui a Londra». Cassetta videoregistrata n°3: risponde così Boris Berezovsky alle domande poste (per il tramite di un ufficiale di Scotland Yard) dagli investigatori della Procura generale russa il 30 marzo scorso nell’ambito della rogatoria a Londra sull’omicidio di Alexander Litvinenko e sul tentato omicidio di Andrei Lugovoi e Dmitri Kovtun. Anche Zakaev, nelle stesse ore e negli stessi uffici del quartier generale della Metropolitan Police, parla dei suoi rapporti con Shvets: «Venne a casa mia, l’ho incontrato a casa una volta. Venne con Alexander Litvinenko e con quel Mikhail… come si chiama… posso chiedere se lo ricordate? Quell’ucraino che aveva registrato Kuchma. Mikola? Ho dimenticato il suo cognome. Sasha, Mikola e Yuri Shvets vennero a trovarmi a casa mia». Poi, incalzato dalle domande dei russi, il ceceno dichiara: «Siamo conoscenti, non avevamo nessun altro rapporto. Egli parlò di Putin, dei loro anni a scuola. Sembra che loro abbiano studiato insieme e si conoscessero ». Quando vi siete incontrati? «Nel 2005, penso. So che era durante il periodo della Rivoluzione arancione in Ucraina. 2004 o 2005? Non ricordo». Zakaev sottolinea come Shvets e Litvinenko fossero in costante contatto l’uno con l’altro. Le deposizioni di Berezovsky e Zakaev confermano quanto contenuto nella dichiarazione di Litvinenko registrata il 23 novembre 2005, nella quale il defezionista parlava, tra le altre cose, proprio di Shvets, della «registrazione audio dall’ufficio Kuchma » e del boss della mafia ucraina Semyon Mogilevich. Scaramella, sulla base delle indicazioni fornite da Litvinenko, inizia a sviluppare tutta una serie di informazioni riguardanti l’Ucraina. Tutto ruota intorno ai nastri (qualcosa come 300 ore di audio-video) registrati tra il 1998 e il 2000 da Mikola Melnychenko, all’epoca maggiore delle Guardie presidenziali ucraine, nell’ufficio dell’allora presidente dell’Ucraina, Leonid Kuchma, analizzate da Shvets (su incarico dell’Fbi) e messe a disposizione dell’ex colonnello dell’Fsb. Shvets collaborava con Litvinenko e, tramite questi, aveva incontrato a Londra Berezovsky e Zakaev. Poi, sempre tramite Litvinenko, il materiale del “Kuchmagate” era finito nella disponibilità di Scaramella e quindi nell’orbita dei lavori della Commissione Mitrokhin.
    VINCENZO NARDIELLO
    GIAN PAOLO PELIZZARO
    (18/Continua)
    22 dicembre 2007

  13. enrix scrive:

    da IL ROMA – 29 dicembre 2007

    L‘INCHIESTA | Investigazione internazionale su Mogilevich, sospettato di aver venduto la bomba sporca a uomini di Al Qaeda Scaramella, a Napoli la caccia al boss ucraino
    VINCENZO NARDIELLO
    GIAN PAOLO PELIZZARO

    ROMA. Mario Scaramella, attraverso il lungo debriefing di Alexander Litvinenko (iniziato nel febbraio del 2004 a Napoli) e con l’aiuto di Yuri Shvets, era entrato in possesso di brani sensibili delle conversazioni di Leonid Kuchma registrate segretamente, tra il 1998 e il 2000, nell’ufficio dell’allora presidente ucraino filorusso dall’allora maggiore Mikola Melnichenko, ufficiale delle Guardie presidenziali e responsabile del team incaricato della sicurezza personale di Kuchma. Melnichenko, dopo essersi diplomato all’Istituto militare di radiocomunicazioni e guerra elettronica di Kiev, venne arruolato nella branca ucraina del IX Direttorato del Kgb (sicurezza difensiva) in qualità di esperto di trasmissioni. Nel 1992, un anno dopo il collasso dell’Unione Sovietica, Melnichenko entrava nel neonato servizio di sicurezza ucraino (Sbu), con il medesimo incarico che aveva nel IX Direttorato come ufficiale delle Guardie presidenziali e, con l’elezione di Kuchma (avvenuta il 19 luglio 1994), entrava nel servizio di scorta e protezione del nuovo presidente dell’Ucraina. Da quella posizione “privilegiata e ravvicinata”, Melnichenko piazzerà di nascosto nell’ufficio del presidente Kuchma microfoni e microspie, registrando qualcosa come 500 ore di conversazioni e telefonate. Come abbiamo visto, le “coincidenze” si vanno concentrando sul IX Direttorato, lo stesso reparto del Kgb per il quale avevano prestato servizio Andrei Lugovoi e Alexander Talik. Lo scandalo delle cassette ucraine (o “Kuchmagate”) scoppiò a Kiev il 28 novembre del 2000, quando lo statista e parlamentare socialista ucraino Oleksandr Moroz accusò pubblicamente il presidente Kuchma di essere coinvolto nel rapimento e nell’uccisione del giornalista Georgiy Gongadze (il cui cadavere venne ritrovato decapitato il 3 novembre del 2000 in una foresta fuori Kiev) e in altri gravi crimini. Nello stesso periodo, Melni chenko lasciava l’Ucraina per riparare negli Stati Uniti, dove porterà le sue cassette registrate, affidandole all’Fbi. La polizia federale, una volta aperto il fascicolo del “Kuchmagate” e acquisite le registrazioni, affiderà la loro trascrizione e studio a due analisti. Uno di questi era proprio Yuri Shvets, dal 1985 al 1987 in servizio nella residentura del Kgb presso l’ambasciata sovietica di Washington (con la copertura di corrispondente della Tass). Shvets, col grado di maggiore, nel 1993 defezionerà negli Usa dove tuttora risiede (è uno dei principali consulenti del CI Centre per le questioni sovietico- russe). Scaramella, seguendo le indicazioni ottenute dai suoi canali nella Cia, inizia a lavorare sulle conversazioni registrate tra il presidente Kuchma e Semyon Mogilevich, il potente boss della mafia ucraina sospettato di aver venduto ad emissari di Al Qaeda uno o più zainetti contenenti micro bombe atomiche sporche (quelle che Limarev chiama “cleaning ladies”). Mogilevich, nato a Kiev il 30 giugno 1946 e il cui nome è sul bollettino dei ricercati dell’Fbi, avrebbe concluso questa delicatissima operazione proprio a Napoli. E proprio a Napoli si sarebbero concentrate le attività di ricerca e di investigazione non solo delle agenzie americane, ma anche da parte della polizia spagnola e dell’intelligence israeliana (il boss ucraino ha passaporto israeliano, ma per anni la sua base operativa è stata a Budapest). Appena dopo l’11 settembre 2001, saranno proprio gli investigatori spagnoli (con i quali era in contatto Litvinenko) a seguire le tracce più consistenti del traffico di materiale nucleare messo in piedi da Mogilevich attraverso una rete di società offshore e diretto a gruppi qaedisti e talebani. Scaramella è particolarmente attivo su questo versante che vede la rete Cia in Italia in allerta da mesi. Il timore dell’intelligence Usa è che Mogilevich abbia avuto un ruolo di primo piano nella fornitura di materiale fissile (12- 15 kg di uranio 235 proveniente da depositi della ex Urss) ad agenti procuratori di Bin Laden. La polizia spagnola, in collaborazione con quella israeliana, ha lavorato molto sulla presenza di Mogilevich a Napoli e proprio su questo elemento Scaramella si era messo in moto, in coordinamento con i suoi contatti americani.
    (19/Continua)
    29 dicembre 2007

  14. Simona scrive:

    Grazie Enrico per tenerci informati sull’ottima indagine condotta da Pelizzaro e Nardiello.

    Nel merito alcune osservazioni:
    le prime intercettazioni effettuate nell’ufficio di Kuchma da Mykola Melnychenko, ex guardia del corpo di Kuchma, apparvero nel 2000: lo “scandalo delle cassette”.
    Ulteriori trascrizioni sono emerse nel 2002. Successivamente, nel marzo 2005, Berezovsky annunciò alla stampa internazionale la divulgazione di ulteriori trascrizoni ed aggiunse di essere in possesso di altro meteriale analogo proveniente da fonti diverse.
    In realtà pochi files vennero pubblicati su internet, e, secondo quanto mi risulta, non produssero prova di quanto dichiarato da Berezovsky circa responsabilità dirette del governo di Putin con le dubbie operazioni condotte da Kuchma ma piuttosto confermarono quanto era già emerso nel 2000 (“scandalo delle cassette”) sul rapimento del gionalista Georgiy Gongadze.
    In Ucraina era stata aperta una commissione di inchiesta parlamentare e Berezovsky aveva annunciato la sua intenzione di consegnare alla presidenza della commissione la parte dei nastri in suo possesso, non so se lo abbia poi fatto.
    Tempo dopo Melnychenko accuserà Berezovsky, Golfarb, Felshtinsky e Soros di aver manipolato per finalità politiche parte di quelle registrazioni. Goldfarb gli rispoderà dicendo che Melnychenko si è rivelato un collaboratore dei servizi russi. Insomma il solito gioco di specchi mediatico cui abbiamo assistito con Limarev e forse anche con Talik. Difficile distinguere la verità dalla finzione. Sebbene di verità probabilmente ve ne sia molta, resta affogata in mezzo a mille dichiarazioni contraddittorie e documenti che appaiono e scompaiono a seconda delle necessità.

    Leggendo la parte 19 dell’inchiesta apprendo che sia la CIA che le autorità italiane, spagnole ed israeliane sospettano la vendita di materiale fissile ad Al Queda da parte di Mogilevich, tutto questo farebbe pensare che i nastri abbiano trovato riscontri oggettivi e che gli originali siano nelle mani dei servizi.

    La polizia spagnola ha dato particolare rilievo alla collaborazione di Litvinenko anche nella importante indagine “Operacion Avispa”, che ha portato all’arresto, nel novembre 2006, di nove membri di una associazione mafiosa che si occupava di riciclaggio di denaro sporco di origine russa. Già nel 2005 erano stati arrestati in Spagna 35 criminali legati al medesimo giro. I membri dell’associazione erano prevalentemente di origine Georgiana.

    Ho letto tempo fa, non ricordo più dove (se qualcuno ne ha notizia per favore mi passa il link?), una dichiarazione un cui si faceva riferimento ad una collaborazione di Litvinenko con la polizia italiana che avrebbe portato anche da noi all’arresto di alcuni mafiosi. Forse è a quella indagine che, confondendosi, credendo che Litvinenko ne parli anche nella testimonianza audio rilasciata a Shvetz, fa riferimento Guzzanti in un post sul suo blog.

    Attendo con interesse considerazioni di Pelizzaro e Nardiello sulla parte della testimonianza di Litvinenko in cui fa esplicito riferimento al politico italiano coinvolto col KGB.

  15. Gabriele scrive:

    Roma, 14:32
    SCARAMELLA: CALUNNIA E TRAFFICO ARMI, CHIESTO PROCESSO
    Richiesta di rinvio a giudizio per Mario Scaramella, il 27enne ex consulente della Commissione Mitrokhin arrestato alla vigilia del Natale del 2006 e dal 20 giugno scorso agli arresti domiciliari. Calunnia continuata e aggravata ai danni di Alexander Talik, ex ufficiale dei servizi segreti russi, e concorso in importazione, detenzione e porto di munizionamento da guerra, esplosivo, armi comuni da sparo e da guerra, sono le accuse, contestate dal pm Pietro Saviotti, che saranno vagliate dal gup Marco Patarnello. Secondo la procura di Roma, fu Scaramella a ideare e organizzare l’ingresso in Italia di due granate prive di detonatore trovate nell’ottobre del 2005 in un furgone su cui viaggiavano quattro ucraini poi processati e assolti a Teramo, essendo stati bloccati dalla polizia dalle parti di Mosciano Sant’Angelo. In base a quanto emerso dagli accertamenti investigativi, sarebbe stato proprio Scaramella (in passato anche giudice di pace di Ischia) a girare la segnalazione alla questura di Napoli per poi denunciare che quelle granate sarebbero dovute servire per un attentato ai danni dell’allora presidente della commissione, Paolo Guzzanti. Scaramella probabilmente voleva apparire credibile agli occhi dell’organismo parlamentare. E pur conoscendone l’innocenza, accuso’ Talik, ex esponente del Kgb, di questo traffico di armi sostenendo che munizioni ed esplosivo sarebbero state utilizzate per colpire lui e il suo interprete di lingua russa Andrey Ganchev. I suoi difensori valuteranno se chiedere al gup un patteggiamento, previo il consenso della procura.
    La Repubblica on-line

  16. Gabriele scrive:

    Roma – La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Mario Scaramella, ex consulente della Commissione Mitrokhin, perché risponda di traffico di armi e di calunnia aggravata. A sollecitare il processo è stato il pubblico ministero Pietro Saviotti e la richiesta sarà esaminata dal gup Marco Paternello. I difensori dell’indagato hanno chiesto di patteggiare una pena di quattro anni e quattro mesi di reclusione. Per Scaramella, tuttora agli arresti domiciliari, la procura ha configurato l’ipotesi di traffico di armi in relazione alla scoperta di due lanciagranate, prive di innesco, a bordo di un furgone fermato in provincia di Teramo. I due ordigni, indicò falsamente Scaramella, secondo l’accusa, in una denuncia depositata nel commissariato ’Dantè di Napoli, dovevano essere utilizzati per un attentato ai danni suoi e dell’ex presidente della commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti. L’ex consulente aggiunse di avere appreso tali notizie da fonti confidenziali russe, tra i quali l’ex colonnello delle Fsb Alexander Litvinenko, ucciso lo scorso anno da un cocktail radioattivo a base di polonio 210, in un locale di Londra.
    Il Giornale on-line

  17. stefanillo scrive:

    I miei complimentoni a François. Una persona seria, di specchiata onestà intellettuale e a cui auguro di fare una bellissima carriera!

  18. Gabriele scrive:

    SCARAMELLA VORREBBE PATTEGGIARE QUATTRO ANNI E QUATTRO MESI DI CARCERE PER LE PROPRIE BRAVATE ALL’EPOCA DELLA MITROKHIN MA COSI’ METTE NEI GUAI GUZZANTI
    Dal blog di dimitribuffa (3160) – Giovedì, 10 Gennaio 2008 – 4:37pm
    La notizia non è di quelle che dovrebbero entusiasmare l’ex presidente della Commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti:
    ieri il pm romano Pietro Saviotti ha chiesto il rinvio a giudizio del suo ex collaboratore Mario Scaramella con le accuse di calunnia e traffico d’armi. Ma fin qui la cosa non sarebbe neanche una notizia. Il problema è che Scaramella ha già fatto sapere al gup Marco Paternello tramite i propri legali di essere disposto a patteggiare una pena a quattro anni e quattro mesi di reclusione. Cosa che appare come un’ammissione esplicita della propria colpevolezza. Certo l’uomo è stato sbattuto in galera senza tanti complimenti per sei mesi e tuttora si trova agli arresti domiciliari. E tutto ciò è accaduto quasi in concomitanza con il tragico assassinio di Litvinenko in Inghilterra. Il che implica che gli inquirenti abbiano ben fiaccato la volontà dell’imputato di dichiararsi innocente e scegliere la sfida aperta in un processo. Resta il fatto però che 4 anni e 4 mesi non sono una pena da niente e anche per un incensurato significano il carcere certo almeno per un anno in attesa di ottenere i benefici della detenzione domiciliare o dell’affidamento in prova della Gozzini che sarà difficile negargli.
    Questa ammissione di colpevolezza implica un danno di immagine anche per la presidenza Guzzanti della Mitrokhin.
    E non tanto perché molto coraggiosamente il senatore azzurro abbia sempre difeso l’operato del proprio consulente, quanto per il fatto che le accuse di calunnia contestate a Scaramella, e delle quali adesso l’interessato si dice disposto a dichiararsi colpevole, riguardano una denuncia depositata a suo tempo dallo stesso Sacramella nel commissariato “Dante” di Napoli, nella quale si faceva riferimento a delle armi da guerra che dovevano essere utilizzate per un attentato ai danni suoi e dell’ex presidente della commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti.
    L’ex consulente aggiunse di avere appreso tali notizie da fonti confidenziali russe, tra le quali proprio l’ex colonnello delle Fsb Alexander Litvinenko. Ucciso lo scorso anno da un cocktail radioattivo a base di polonio 210, in un locale di Londra dove stava a cena proprio con Scaramella.
    La procura però ha ritorto contro il denunciante le accuse anche di traffico d’armi relative a due lanciagranate, privi di innesco, ritrovati a bordo di un furgone fermato in provincia di Teramo. Vennero tratti in arresto quattro ucraini che poi risultarono estranei. E la procura ha sempre sostenuto che queste armi le abbia fatte ritrovare lo stesso Scaramella.
    Il quale ora, per salvare le terga in vista del rinvio a giudizio, e della probabile condanna a non meno di dieci anni di reclusione, avalla le tesi del pm Saviotti.
    Tutti sanno ovviamente che la verità storica e quella processuale non sempre, per non dire raramente, coincidono. E anche che Scaramella possa avere scelto il male minore per sé ammettendo questa “colpevolezza”. Così però non rende di certo un buon servizio al senatore Paolo Guzzanti e indirettamente anche all’operato della Commissione Mitrokhin che sulle piste investigative del consulente Scaramella aveva investito non poco tempo e denaro qualche anno fa.
    Magari Scaramella avrà pensato “Mors tua vita mea”, ma chi lo ha difeso coraggiosamente fino all’ultimo quando poteva scaricarlo come uno straccio vecchio adesso forse si pentirà di essere stato così magnanimo.
    E poiché a Napoli piove sempre sul bagnato, anzi sulla “munnezza”, non va sottovalutato il dato che Scaramella, tra l’altro, è ancora sotto inchiesta a Roma nell’ambito di un’inchiesta riguardante una serie di presunte truffe ai danni del Parco nazionale del Vesuvio.
    Gli accertamenti, affidati allo stesso pm Saviotti ed alla collega Claudia Terracina sono incentrati sulle attività della società “Ecpp” (Environmental Crime Prevention Program), riconducibile al consulente Mitrokhin. Gli inquirenti ipotizzano un’associazione per delinquere finalizzata al conseguimento di illeciti profitti, per circa un milione di euro, per la demolizione di opere abusive all’interno del Parco. Demolizioni in realtà eseguite solo parzialmente.
    Dimitri Buffa

  19. Luciano Baroni scrive:

    Mi pare che Buffa, con questo titolo e con il testo, stia dalla parte di quelli che NON pensano, magari senza prendere in considerazione la dichiarazione di Livtjnenko, che lui ha solamente portato a conoscenza della “Giustizia” un tentativo di omicidio che stava per essere messo in atto.
    Tutti sappiamo, per aver letto molte cose in questo periodo della detenzione di Scaramella, dai verbali della Commissione agli articoli sui quotidiani cartacei e one-line, delle stesse cose scritte da alcuni che anche qui postano le loro opinioni, di quanto è accaduto anche per quanto riguarda i 4 arrestati, del telefonino lasciatogli in tasca, delle telefonate che hanno fatto per tutta la notte e che nessuno della Polizia si è peritato di “controllarli” per cosa facevano, addirittura lasciandoli assieme ( come quando si portano i “pentiti” a concordare le cose da dire e che hanno “sentito da persone che non possono più confermare o smentire perchè morti ) e, ultima “chicca”, con i mln di euro che le procure spendono e spandono per le intercettazioni, vuoi mai dire che abbiano cercato di ottenerle quelle telefonate, con i sistemi “legali” in uso ???
    Come scrissi a suo tempo, più volte da altre parti, al sottoscritto non è piaciuto il modo come, nei fatti, c’è “stata lontananza da Scaramella” da parte di chi avrebbe dovuto, proprio per le risultanze notorie in Inghilterra e per i video non solo di Livtjnenko che abbiamo visto, dargli solidarietà nell’unico modo possibile : mettersi alla testa della gente che in questo anno ha cercato di smuovere i media che si sono interessati, salvo poche occasioni specifiche ma insufficienti, più a situazioni da gossip che per casi come questo di Scaramella, ma anche per il caso del capo-scorta dello stesso Guzzanti, ancora interdetto dalla libertà dopo oltre 680 giorni di isolamento carcerario e ormai 2 anni di domiciliari.
    Non ricordo chi ha scritto che questo tempo complessivo, non è nemmeno possibile in questa quantificazione di mancata libertà del finanziere stesso, dallo stesso ordinamento : allora, Buffa dice che è una cosa soprattutto contro Guzzanti ???
    Se non fosse tragica la situazione per Scaramella ( tragica anche per quanto penso dei suoi “avvocati difensori”, sic ) e per Serpico, la considererei come “ilare”.
    Aggiungo : visto che non solo io leggo il Blog di Guzzanti, perchè non posta qualcuno di voi, il testo di Serpico con un vostro commento???
    Ciao.

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