I misteri delle granate ucraine

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Sulla vicenda Scaramella, da oltre un anno, sulla stampa nazionale e sui media, si è scritto e detto di tutto. Il personaggio è divenuto nell’inconscio collettivo una sorta di prototipo del millantatore e del “bufalaro”.

Ci risulta difficile ricordare nei confronti di chicchessia analoghe e così spietate campagne mediatiche di vera e propria “character assassination”.

Sono mesi che pazientemente ed in maniera certosina cerchiamo di smontare pezzo per pezzo interviste inventate o dichiarazioni manipolate che infarciscono giornali e talk show.

Ma la nostra voce è isolata e purtroppo coperta dal rumore di fondo sapientemente alzato da chi sta coordinando questa che a noi, senza esagerare, pare una vera e propria “misura attiva”.

Riteniamo dunque che sia giunto il momento di cominciare a fare chiarezza e ripristinare la verità. È l’ora insomma di far parlare i documenti, quelli veri e inconfutabili.

Quello che segue è un articolo inedito che ci ha inviato affinché fosse pubblicato Gian Paolo Pelizzaro.

I misteri delle granate ucraine

di

Gian Paolo Pelizzaro

Il 27 ottobre dello scorso anno diveniva irrevocabile la sentenza di assoluzione dei quattro cittadini ucraini arrestati all’alba di domenica 16 ottobre 2005 a Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo, e processati per il reato di cui agli articoli 1 e 2 legge 895 del 1967 per avere introdotto nel territorio dello Stato italiano e detenuto munizionamento da guerra, consistente in due granate e un detonatore elettrico di fabbricazione bulgara VOG 25P.

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Il processo a carico dei quattro ucraini (Vitaliy Mykhalchuk, nato il 31 agosto 1979, Stefan Kovpac, nato il 6 agosto 1951, Volodymyr Stakhurkyy, nato il 24 gennaio 1971 e Oleh Havrushko, nato il 21 aprile 1975) iniziava il 7 marzo del 2006, a seguito del decreto di rinvio a giudizio emesso dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Teramo. I quattro erano stati tratti in arresto, come detto, intorno alle ore 6,50 del 16 ottobre 2005 dagli agenti di una pattuglia della Polizia stradale in servizio nei pressi del casello dell’autostrada A14, a seguito di una serie di segnalazioni diramate dalla Squadra Mobile di Napoli sulla base di due denunce presentate da Mario Scaramella, tra il 14 e il 15 ottobre dello stesso anno.

Il 22 maggio 2007, il Tribunale di Teramo pronunciava la sentenza di assoluzione a favore dei quattro ucraini imputati con la seguente motivazione: «Per non aver commesso il fatto». L’atto, redatto dal giudice estensore Armanda Servino, veniva depositato in cancelleria l’11 luglio dello stesso anno. La lettura del documento permette di evidenziare alcuni grandi misteri nelle indagini sul traffico delle granate tra l’Ucraina e l’Italia. Ho seguito con estrema attenzione il processo di Teramo, ho avuto l’opportunità di leggere e studiare gli atti giudiziari. Ho parlato con i difensori delle varie parti in causa e verificato molti aspetti controversi della questione e – nel corso dei mesi – insieme al collega e amico Vincenzo Nardiello abbiamo raccontato sulle pagine del quotidiano napoletano “Il Roma” la storia di questo vero e proprio giallo internazionale, in un momento in cui la grande stampa nazionale alzava un’incomprensibile cortina di silenzio su tutta la vicenda, dopo i bagordi seguiti all’arresto di Scaramella il 24 dicembre 2006.

Eppure, proprio il caso delle due granate da guerra spedite da Leopoli a bordo di un furgone Mercedes con targa ucraina e indirizzate ad un misterioso “Igor Dukas” in via Nicola Miraglia 12, Nuova Poggioreale a Napoli costituisce – ancora oggi – uno dei perni intorno al quale ruotano  molti misteri legati all’attentato contro Alexander Litvinenko, compiuto a Londra il 1° novembre 2006 con una dose massiccia di polonio 210. Come è emerso di recente, con una registrazione audio del 23 novembre 2005 effettuata proprio da Scaramella a Londra dopo l’arresto degli ucraini in Abruzzo, il defezionista dell’Fsb rendeva una serie di dichiarazioni nelle quali confermava di aver fornito all’allora consulente della Commissione Mitrokhin informazioni su una serie di minacce provenienti da ambienti ostili in Russia e in Ucraina nei confronti del professionista napoletano e dello stesso presidente dell’organismo parlamentare d’inchiesta (il senatore Paolo Guzzanti, ndr). La registrazione delle dichiarazioni rese da Litvinenko, proprio quando fa riferimento alla vicenda delle granate, è un tassello fondamentale di questo intrigo internazionale, poiché l’ex ufficiale del servizio di sicurezza federale russo – allarmato dalle informazioni ottenute dalle sue fonti in Russia e in Ucraina – il 14 ottobre 2005 si precipiterà in Italia, con un volo Londra-Ancona, per incontrare prima il fratello Maxim a Senigallia e quindi lo stesso Scaramella a Roma, alla Stazione Termini. Litvinenko aveva iniziato a preoccuparsi dell’evolversi della situazione dal momento in cui aveva saputo che erano state spedite dall’Ucraina «special weapons» da impiegare in un piano di aggressione nei confronti delle persone che avevano avuto contatti con lui (con Litvinenko) nell’ambito dei lavori della Commissione Mitrokhin. Fra questi c’era proprio il fratello, il quale in varie occasioni aveva fatto non solo da tramite, ma anche da interprete durante gli incontri con Mario Scaramella.

Proprio Maxim era stato presente, il 13 gennaio 2004, quando il fratello – in uno dei primi incontri con Scaramella a Napoli – si era messo a sedere ed aveva scritto di suo pugno una dichiarazione di due pagine nella quale metteva nero su bianco il nome di Romano Prodi nel più ampio contesto delle attività di penetrazione del Kgb in Italia. Un documento firmato da Litvinenko e controfirmato da Maxim e da Scaramella. Alla data di stesura del suo statement (dal quale poi si dipaneranno un po’ tutte le trafelate ricerche di Scaramella e del senatore Guzzanti finalizzate a trovare conferme e riscontri all’ipotesi che l’ex presidente del Consiglio fosse realmente un uomo vicino ai servizi di intelligence prima sovietici e poi russi) il generale Anatoly Trofimov, ex direttore del distretto di Mosca dell’Fsb, la fonte citata da Litvinenko alla base dei presunti legami di Prodi con i vertici della “Centrale” (il quartiere generale del Kgb), era ancora vivo e vegeto. Sarà assassinato un anno e tre mesi dopo a Mosca, il 10 aprile 2005.

Tornando alla sentenza del Tribunale di Teramo, quelli che seguono sono alcuni dei punti qualificanti del ragionamento dei giudici che hanno celebrato il processo a carico dei quattro ucraini arrestati con le due granate da guerra segnalate nelle denunce di Scaramella alle autorità di polizia di Napoli. Denunce, vale la pena sottolinearlo, nate sulla base delle informazioni allarmanti che aveva iniziato a ricevere proprio da parte di Litvinenko nella mattinata di venerdì 14 ottobre 2005, con un fax nel quale il defezionista dell’Fsb lo metteva in guardia su un’operazione ostile avviata in Ucraina su ordine di Mosca. Occorre fare molta attenzione a quello che scrivono i giudici in questo provvedimento, poiché le loro valutazioni aprono il campo ad una serie di gravissimi interrogativi e dubbi che – se attentamente valutati – potrebbero rimettere tutto in discussione. Le questioni poste dal Tribunale di Teramo se da una parte tengono conto delle risultanze probatorie rassegnate nelle due ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di Scaramella dal Gip di Roma, dott. Guglielmo Muntoni, il 7 dicembre (calunnia) e il 5 marzo 2007 (traffico di armi), dall’altra rischiano di scardinare il ragionamento alla base dell’impianto accusatorio che vede ancora oggi (e non si comprende il motivo, essendosi pronunciata la Corte di Cassazione, chiusa l’attività di indagine, gli elementi di prova raccolti e depositata la richiesta di rinvio a giudizio da parte dell’ufficio del pubblico ministero, dott. Pietro Saviotti) Mario Scaramella agli arresti, anche se di natura domiciliare. Delle due l’una: se Scaramella è il promotore del traffico di armi dall’Ucraina all’Italia e, sulla base dei vari elementi probatori sin qui raccolti risulta che egli non si è recato personalmente a Leopoli nelle giornate precedenti al 14 ottobre 2005 per caricare sul furgone il pacco contenente le due granate, allora qualcuno deve aver avuto necessariamente un complice che lo ha aiutato nella fabbricazione di questa messinscena (il Gip di Roma scrive: «… questa commedia da lui organizzata»). E ciò dovrebbe risultare dai tabulati delle varie utenze a lui in uso (telefoni fissi o mobili, i cui tabulati pregressi a partire dal 10 settembre 2005 sono stati acquisiti dalla Procura di Napoli), dall’esame della sua posta elettronica o da una delle tante intercettazioni ambientali alle quali è stato sottoposto (aveva “cimici” perfino in macchina) tra il 7 novembre 2005 e il 6 marzo 2006, così come da decreto emesso sempre dalla Procura partenopea su richiesta della locale Squadra Mobile. Ma nulla di tutto questo è emerso, come ha del resto confermato la dott.ssa Silvana Giusti, dirigente della Seconda sezione della Squadra Mobile della Questura di Napoli, ascoltata come teste nell’ambito del processo a carico dei quattro ucraini. Scrivono, infatti, i giudici di Teramo: «La teste Giusti, nel corso della sua deposizione resa dinanzi a questo Collegio, ha precisato che nel corso delle indagini svolte dalla Questura di Napoli, si era investigato anche sui possibili collegamenti tra gli odierni imputati e lo Scaramella, così come tra gli odierni imputati e i soggetti, a vario titolo, coinvolti nella vicenda, ma nulla era emerso». E allora, come ha fatto e soprattutto con l’aiuto di chi l’allora consulente della Commissione Mitrokhin ha potuto organizzare questo traffico di armi tra l’Ucraina e l’Italia, «per rendere più credibile la lunga serie di calunnie organizzate è (lo Scaramella) giunto ad organizzare l’introduzione in Italia delle armi rinvenute a Teramo al fine – come scrive il Gip di Roma – di dare “corpo” a tali accuse»? A questa domanda, sotto il profilo giuridico, non vi è alcun elemento probatorio oggettivo, alcun riscontro, tranne le dichiarazioni rese – in regime di incidente probatorio durante la fase delle indagini preliminari – da Volodymyr Kobyk, il direttore generale della società ucraina di import-export Mist Italia spa, da Maxim Litvinenko, il quale non è riuscito a confermare quanto da lui sentito e visto tra il 14 e il 15 ottobre del 2005. Ma vediamo cosa scrivono i giudici del Tribunale di Teramo, nelle motivazioni della sentenza del 22 maggio 2007.

  • - In data 14 ottobre 2005, alle ore 12,30 circa, Scaramella Mario, consulente della Commissione parlamentare di inchiesta Mitrokhin, si portava presso il Commissariato di pubblica sicurezza Dante di Napoli e denunciava di aver appreso da fonti, che indicava in ufficiali ed ex ufficiali dei servizi segreti russi e ucraini, che era in atto un “progetto di aggressione” nei suoi confronti e nei confronti del senatore Paolo Guzzanti, presidente della medesima Commissione, precisando che sarebbero state utilizzate armi non convenzionali inviate in Italia dall’Ucraina. Aggiungeva di aver appreso delle informazioni dal colonnello Alexander Litvinenko dei servizi di sicurezza russi, residente a Londra, da Evgueni Limarev, pure appartenente ai servizi segreti russi, residente in Francia, e da Volodymyr Kobik, impiegato presso l’ambasciata ucraina a Roma, e precisava che nel progetto erano coinvolti l’ex ufficiale del Kgb sovietico, Alexander Talik, domiciliato a Napoli nella zona di piazza Montesanto, e tale Krok Sena, persona vicina al Talik.
  • - Precisava, ancora, di aver appreso dal suo interprete di lingua russa Andrei Ganchev che quest’ultimo, nel mese di maggio di quell’anno, era stato minacciato dal Talik tanto che lo stesso Ganchev aveva sporto denuncia alla Procura della Repubblica di Napoli. Aggiungeva, infine, di aver provveduto ad informare, in via riservata, il presidente della Commissione sen. Guzzanti, direttamente esposto al progetto di aggressione sopra indicato.
  • - In data 15 ottobre 2005, Scaramella si portava nuovamente presso il Commissariato Dante e, richiamando la denuncia del giorno precedente, depositava copia della denuncia sporta dal Ganchev alla Procura della Repubblica di Napoli il 15 maggio 2005 e copia della denuncia presentata da Evgueni Limarev ai carabinieri di Avellino il 13 novembre 2004, oltre alla copia del documento di identità di Alexander Litvinenko, ribadendo di aver appreso (anche) da quest’ultimo delle minacce nei suoi confronti. Aggiungeva che era stato proprio il colonnello Litvinenko a riferirgli, nella giornata del 14 ottobre 2005 nel corso di un incontro alla Stazione Termini di Roma, che un veicolo con a bordo due cittadini ucraini e probabilmente un secondo veicolo (mono volume per trasporto persone e merci) erano in arrivo, in serata, a Napoli e trasportavano armi da guerra che dovevano servire per l’attentato, in particolare granate e relativi sistemi d’arma.
  • - Alle ore 19,30 dello stesso giorno, Mario Scaramella si portava presso l’ufficio denunce della Questura di Napoli e, richiamando i precedenti esposti, riferiva di aver appreso che tra le armi destinate all’attentato vi era un lanciagranate modello RPG-7 e relativo munizionamento, trasportato in due diversi veicoli, che i mezzi sarebbero giunti a Napoli il mattino successivo, intorno alle ore 7, e che “allo stato attuale uno dei due mezzi si troverebbe fermo nella città di Udine”. Nella circostanza, lo Scaramella aveva con sé alcuni appunti che consegnava all’ispettore Lucio Vasaturo, funzionario di turno. Un foglietto presentava una scritta di tre righe, in caratteri probabilmente cirillici e la probabile traduzione degli stessi come segue: “Talik Alexander Leonidovich, nato il 17 febbraio 1970 nella città di Drogobich, passaporto n°…” e altre indicazioni. Sullo stesso foglietto erano stati fotocopiati altri due fogli contenenti appunti scritti a mano indicanti, il primo, un numero di utenza telefonica (339 1494—) con la dicitura “Stefano o Vladimiro, Krok Sena” e la data “16.10″, e il secondo la dicitura “Udine Ford bianco, numero di targa —35TB” e altre diciture incomprensibili.
  • - È da precisare che i “foglietti” sopra richiamati, consegnati dallo Scaramella all’ispettore Vasaturo il cui contenuto è integralmente riportato nelle ordinanze custodiali del Gip di Roma, non sono mai stati trasmessi, come riferito dallo stesso teste Vasaturo, alla Procura della Repubblica di Teramo, ma sono confluiti negli atti di indagine svolti dalla Questura di Napoli e relativi alle denunce dello Scaramella.
  • - Il relativo procedimento, per come è emerso in dibattimento, è stato dapprima incardinato presso la Procura della Repubblica di Napoli e poi trasmesso alla Procura della Repubblica di Roma, in relazione alla funzione di giudice onorario del Tribunale di Napoli, svolta all’epoca dal denunciante Scaramella. Nel corso del procedimento presso la Procura della Repubblica di Roma, lo Scaramella ha poi assunto la veste di imputato per il reato di calunnia e traffico di armi da guerra ed è stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere, dapprima in relazione al solo reato di calunnia e, successivamente, anche per il reato di traffico di armi. Le due ordinanze custodiali del Gip del Tribunale di Roma, come già precisato, sono state acquisite da questo Collegio nel corso del dibattimento su concorde richiesta di tutte le parti e sono allegate agli atti. La prima è del 7 dicembre 2006, la seconda è stata emessa il 5 marzo 2007.
  • - Tornando alla cronistoria dei fatti, dopo la integrazione di denuncia dello Scaramella delle 19,30 del 15 ottobre 2005, l’ispettore Vasaturo, come dallo stesso riferito in dibattimento, nel corso della stessa serata, interessava, per via telefonica, la Centrale Operativa della Questura di Udine per riscontrare la segnalazione del denunciante Scaramella che voleva il pulmino, con a bordo le armi, fermo in quella città, ma l’accertamento non dava alcun esito. Sul punto deve precisarsi che lo stesso ispettore Vasaturo ha riferito che i contatti con la Questura di Udine erano stati solo telefonici e che non vi era stata alcuna nota scritta, né da parte del suo ufficio né da parte della Questura friulana.
  • - La segnalazione del furgone indicato dallo Scaramella (Ford di colore bianco targato —35TB) veniva diramata, nella notte, dalla Centrale Operativa di Napoli a tutte le Questure, compresa quella di Teramo che predisponeva un servizio di controllo nei pressi dei caselli autostradali A14 e A24.
  • - Intorno alle ore 5, la pattuglia di controllo nei pressi del casello A14 di Mosciano Sant’Angelo, composta dagli ispettori Candria e Spinazzola, notava transitare, in entrata al casello un furgone marca Ducato con targa ucraina 685-57C con delle persone a bordo. Pur non corrispondendo il mezzo, né per targa né per marca a quello oggetto di segnalazione, gli operanti, trattandosi in ogni caso di veicolo straniero, decidevano di seguirlo, tenendosi a distanza. Il mezzo proseguiva con direzione Selva Piana di Mosciano e poi imboccava una strada laterale e si fermava nei pressi di un casolare. Nel piazzale antistante il casolare, gli operanti notavano, in sosta, il furgone Ford Transit di colore bianco targato —35TB, oggetto di segnalazione, e vedevano tre uomini scendere dal furgone Fiat Ducato scaricare dei pacchi da detto furgone e caricarli sul Ford Transit. Sempre tenendosi a distanza, i due poliziotti proseguivano il servizio di controllo, osservando i movimenti dei due mezzi e dei tre uomini e chiedevano l’ausilio di altro personale.
  • - Alle ore 6,50 circa, il furgone Ford Transit (ossia il mezzo segnalato) partiva, seguito dall’altro furgone. A quel punto, gli operanti intervenivano e bloccavano i due mezzi, identificando in Stefan Kovpac, l’autista del Ford Transit, in Volodymyr Stakhurkyy e Hanna Baran i trasportati sullo stesso mezzo, e in Oleh Havrusko l’autista dell’altro furgone. Nell’immediatezza del controllo, Kovpac riferiva di essere diretto a Napoli, mentre Havrushko diceva di essere diretto a Pescara. Il controllo veniva esteso al casolare di campagna, al cui interno si trovavano Vitaliy Mykhalchuk e la moglie Myroslava Pavlyuk. Tutti venivano condotti in Questura per accertamenti.
  • - I due mezzi venivano portati nel garage della Questura di Teramo e qui si dava inizio alla perquisizione. All’interno del Ford Transit di colore bianco, targato —35TB, gli operanti rinvenivano numerosi scatoloni e valigie (circa 60), provenienti dall’Ucraina e destinati a cittadini ucraini residenti nel nostro Stato, ma la loro attenzione veniva immediatamente attirata da un pacco di cartone che recava l’indicazione del destinatario in caratteri latini, Igor Dukas, via Nicola Miraglia, 12 – Nuova Poggioreale (Na). Sul medesimo pacco era indicato anche un numero “12″ e il nome “Krok Sena”.
  • - Si trattava dell’unico pacco recante scritte in caratteri latini in quanto su tutti gli altri figuravano scritte in cirillico. Aperto il pacco, gli operanti vi rinvenivano alcuni prodotti alimentari, degli indumenti intimi e un libro, con una copertina rigida, di colore celeste, recante delle scritte in cirillico a sua volta contenuto in un involucro di cellophane termoincollato.
  • - Insospettiti dal peso di quest’ultimo involucro, gli operanti lo aprivano e verificavano che le prime pagine erano state strappate ed era stato creato un piccolo incavo al cui interno si trovavano due oggetti metallici di forma ogivale, risultate poi essere due granate da lancio VOG 25P, calibro 40mm per lanciagranate GP 25 e un detonatore elettrico, verosimilmente di produzione sovietica. All’interno del furgone veniva rinvenuto un elenco scritto a penna contenente le indicazioni dei pacchi trasportati.
  • - Il servizio proseguiva con l’intervento sul posto della Squadra Artificieri della Questura di Pescara e il sequestro delle armi e dei mezzi. Non si procedeva alla rilevazione di eventuali impronte sulle armi.
  • - Tutte le persone fermate erano sottoposte a perquisizione personale nel corso della quale venivano sequestrati tutti i telefoni cellulari in loro possesso, tra cui uno relativo all’utenza 339 1494— già segnalata dallo Scaramella alle forze dell’ordine che risultava essere in dotazione del furgone Ford Transit diretto a Napoli e condotto da Kovpac. Null’altro veniva rinvenuto. Anche l’ispezione dell’altro mezzo, pure carico di pacchi e valigie, diretto a Pescara, dava esito negativo così come da perquisizione eseguita presso il casolare di Mosciano Sant’Angelo.
  • - Vitaliy Mykhalchuk, Myroslava Pavlyuk, Stefan Kovpac, Volodymyr Stakhurkyy, Hanna Baran e Oleh Havrhusko venivano tutti tratti in arresto per il reato di cui all’art. 2 legge 895/1967. Gli accertamenti svolti sulle persone dei soggetti arrestati da parte della Questura di Teramo consentivano di rilevare che Mykhalchuk era titolare di regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro e risiedeva in Mosciano Sant’Angelo, via Selva Piana, ove svolgeva l’attività di bracciante agricolo alle dipendenze della signora Maria Ciafardoni, così come la moglie Myroslava Pavlyuk.
  • - Stefan Kovpac e Oleh Havrushko, di professione autisti, dipendenti di una ditta di trasporti di Leopoli, risultavano essere entrati in Italia, attraverso la frontiera di Trieste, con visto di ingresso multiplo in data 15 ottobre 2005. Volodymyr Stakhurkyy risultava titolare di regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro, risiedeva a Volla in provincia di Napoli e risultava entrato in Italia, attraverso la frontiera di Trieste, il 15 ottobre 2005. Hanna Baran, infine, risultava titolare di regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro quale badante, risedeva a Frattamaggiore in provincia di Napoli e risultava entrata in Italia attraverso la frontiera di Trieste il 15 ottobre 2005.
  • - Tutti gli arrestati, all’esito della convalida da parte del Gip di questo Tribunale, venivano sottoposti alla misura cautelare in carcere che veniva revocata, dopo qualche giorno (il 7 novembre 2006) nei confronti di Volodymyr Stakhurkyy e Hanna Baran. Quest’ultima verrà poi prosciolta dal Gup, così come la Pavlyuk, perché risultante completamente estranea ai fatti.
  • - Nell’ambito delle indagini preliminari, per come è emerso in dibattimento dalle deposizioni degli operanti (ispettore Stefano Candria e il dirigente della Squadra Mobile della locale Questura, Gennaro Capasso) non venivano sostanzialmente compiute altre investigazioni.
  • - In particolare, non si indagava sul destinatario del pacco contenente le armi, sui soggetti, a vario titolo, coinvolti da Mario Scaramella nelle sue denunce, né sui possibili collegamenti tra gli imputati e il medesimo Scaramella – indagini che, come si vedrà, sono state, invece, svolte dalla Questura di Napoli e sono confluite nel procedimento a carico dello Scaramella (tuttora sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere), per i reati di calunnia e traffico di armi, presso la Procura della Repubblica di Roma, più volte richiamato.
  • - Gli imputati, nel corso dell’esame dibattimentale (svolto con l’ausilio dell’interprete) hanno negato gli addebiti.
  • - Kovpac, Stakhurkyy e Havrushko hanno riferito di essere partiti da Leopoli intorno alle ore 10 del 14 ottobre 2005 a bordo di un pulmino Mercedes per conto di un’agenzia di trasporti del luogo (il cui titolare è Stefan Havrushko, zio di Oleh Havrushko). Il furgone era stato caricato intorno alle 9,30 e, in questa fase, solo l’ Havrushko, nipote del titolare, era presente, ma non aveva partecipato alle operazioni di carico che erano state svolte da operai della ditta.
  • - A bordo del furgone, avrebbero dovuto raggiungere Bologna e qui essere raggiunti da Mykhalchuk con il Fiat Ducato. Una volta a Bologna, Stakhurkyy, occasionale collaboratore della ditta di trasporti, in qualità di autista alla guida del Fiat Ducato, sarebbe dovuto andare in Sardegna per portare dei pacchi, mentre il pulmino Mercedes avrebbe proseguito fino a Selva Piana e qui i pacchi sarebbero stati smistati tra Napoli e Pescara. Hanno precisato, infatti, gli imputati settimanalmente e da molto tempo, venivano effettuati viaggi da Leopoli in Italia e la sosta a Selva Piana di Mosciano, presso il Mykhalchuk, che pure ogni tanto collaborava con gli altri nell’attività di trasporto, veniva utilizzata per smistare i pacchi, a seconda delle destinazioni.
  • - Invece, giunti a Udine, intorno alle ore 12 del 15 ottobre, il pulmino Mercedes aveva avuto un guasto al motore, sicché Stakhurkyy aveva contattato telefonicamente il Mykhalchuk perché li raggiungesse a Udine. Mykhalchuk era giunto intorno alle 23 e, una volta trasferiti i pacchi dal furgone Mercedes al furgone Fiat Ducato, i cinque (i quattro uomini e Hanna Baran), semplice passeggera diretta a Napoli) erano ripartiti alla volta di Selva Piana di Mosciano ove si trovava un altro pulmino, marca Ford (quello segnalato dallo Scaramella), utilizzato per i viaggi a Napoli che si trovava lì da qualche settimana ed era stato portato da Volodymyr Stakhurkyy.
  • - Giunti a Mosciano, i pacchi diretti a Napoli erano stati caricati sul Ford Transit ove avevano preso posto l’autista Stefan Kovpac, Volodymyr Stakhurkyy e Hanna Baran, mentre i pacchi diretti a Pescara erano stati caricati sul furgone Ducato dove aveva preso posto il solo Oleh Havrushko.
  • - Gli imputati hanno tutti affermato che nessuno di loro era consapevole di trasportare le armi sequestrate, né in grado di indicare la persona che avesse caricato il pacco in questione a bordo del pulmino a Leopoli.
  • - Sul punto, Oleh Havrushko ha illustrato le modalità di ricezione dei pacchi da trasportare in Italia: i pacchi venivano portati in ditta qualche giorno prima della partenza e consegnati a sua zia, Anna Havrushko, moglie di Stefan, che curava il carico previa registrazione dei pacchi su una lista ove venivano annotati il numero del pacco, il destinatario e il colore. Ha precisato che, per ogni destinazione, veniva compilata, con le modalità già precisate, una lista. All’imputato è stato esibito, in copia, l’elenco dei pacchi sequestrato all’interno del furgone Ford Transit e ha confermato trattasi della lista compilata dalla zia, in caratteri ucraini (con indicazione del numero, del destinatario e del colore, come confermato dall’interprete) per i pacchi destinati a Napoli. In quest’ultima città i pacchi venivano consegnati in un parcheggio, nei pressi del mercato ittico, ove gli interessati si presentavano con un documento, indicando il numero del pacco.
  • - Havrushko ha aggiunto che i furgoni Ford Transit e Mercedes sono di proprietà della ditta di Stefan Havrushko e che il telefono cellulare con utenza 339 1494— (quella indicata dallo Scaramella) non è personale, ma da circa sette anni è in dotazione, come telefono di servizio, del pulmino Ford Transit, diretto a Napoli.
  • - Stefan Kovpac ha riferito che, nel corso del viaggio da Udine a Selva Piana di Mosciano, il 15 ottobre 2005, sull’utenza cellulare sopra indicata, aveva ricevuto tre telefonate, intorno alle ore 14, 18 e 20,30, da parte di uno sconosciuto (sempre lo stesso) che parlava in russo e chiedeva a che ora sarebbe arrivato a Napoli Volodymyr. Lui aveva risposto che non era Volodymyr e l’interlocutore aveva subito riattaccato. Ha aggiunto di non aver dato peso alla cosa, ritenendo che fosse qualcuno interessato ad una spedizione su Napoli anche perché il Volodymyr (Stakhurkyy) per circa tre mesi, nel periodo in cui esso Kovpac aveva avuto problemi con il visto, aveva svolto le funzioni di autista del pulmino Ford Transit diretto a Napoli. Ha precisato che sul display dell’apparecchio non era apparso il numero dell’utenza chiamante.
  • - In dibattimento [non durante le indagini preliminari, ndr] era stata disposta perizia sulle armi in sequestro. Il perito. Col. Ing. B. Risio, ha descritto i reperti nei seguenti termini: un detonatore elettrico integro, in buono stato di conservazione e funzionante se alimentato elettricamente, due granate antiuomo da fucile, di origine bulgara VOG 25P, efficienti e complete di tutte le loro parti, in grado di funzionare regolarmente se sparate da apposito lanciagranate. In sede di esposizione orale (udienza del 26 ottobre 2006), il perito ha evidenziato che sulle granate risulta abrasa la parte relativa al codice di identificazione in forza del quale avrebbe potuto risalirsi all’anno di fabbricazione e, quanto al valore economico, lo ha stimato in circa 50-100 euro.
  • - In dibattimento sono stati acquisiti i tabulati telefonici delle utenze cellulari in sequestro ed è stata disposta perizia al fine di verificare gli intestatari delle utenze chiamante o chiamanti oggetto di traffico telefonico nel periodo di interesse per la imputazione (dal 10 al 16 ottobre 2005). Il perito Giuseppe Olivieri ha esaminato i tabulati e ha dettagliato, per ciascuna utenza, le telefonate in entrata e uscita nel periodo sopra indicato con indicazione delle celle di riferimento.
  • - L’utenza cellulare 339 1494— è risultata intestata a Mariano Scorza di Volla (Napoli). L’esame delle telefonate in entrata e uscita sulla utenza in questione nel corso della giornata del 15 ottobre 2005 consente di rilevare che, all’incirca negli orari indicati da Kovpac nel corso dell’esame, risultano effettivamente telefonate in entrata, di breve durata, partite da cabine telefoniche pubbliche di Napoli. L’analisi dei tabulati ha anche riscontrato la versione fornita dagli imputati quanto alla ricostruzione, in termini di luoghi e orari, del viaggio da Leopoli a Selva Piana di Mosciano, la telefonata dall’utenza di Volodymyr Stakhurkyy (numero 328 1238—) all’utenza di Vitaliy Mykhalchuk alle ore 13 circa del 15 ottobre 2005, l’aggancio delle varie celle territoriali della utenza del Mykhalchuk nelle ore pomeridiane e serali del 15 ottobre 2005 da Mosciano fino ad Udine e, poi, nelle ore successive da Udine a Mosciano fino alle prime ore del mattino del 16 ottobre 2005. Null’altro di rilevante è emerso dal lavoro peritale. Unico dato da evidenziare è che, per tutte le utenze in sequestro, compresa la utenza 339 1494— il traffico telefonico si interrompe nelle prime ore del mattino del 16 ottobre 2005, e ciò in quanto – alle ore 6,50 circa – gli imputati sono stati fermati dalla polizia ed è poi intervenuto il sequestro dei telefoni (alle ore 17,20 per come emerge dai verbali) – [mentre] l’utenza in uso a Volodymyr Stakhurkyy (numero 328 1238—) registra delle telefonate in ore successive al controllo della polizia, effettuate dagli uffici della Questura di Teramo, per come si rileva dalla cella territoriale di riferimento (Teramo, viale Bovio), dalle ore 9 circa alle 20,03 del 16 ottobre 2005.
  • - L’imputato Stakhurkyy, in sede di esame, ha riferito sul punto che negli uffici della Questura era rimasto in possesso del telefono cellulare sicché aveva effettuato le telefonate, in particolare ad un amico di Napoli per avvisarlo del contrattempo. Dai tabulati telefonici risultato, inoltre, oltre alle telefonate dirette a Napoli, due telefonate in uscita sull’utenza 329 7191— risultata intestata a tale Zyntax di Rovigo, ma le telefonate risultano aver agganciato una cella in Sardegna. L’imputato ha parlato genericamente di amici della Sardegna nel corso dell’esame, ma nulla di specifico è emerso sul punto. In ogni caso, a parte i profili di anomalia (le telefonate sono temporalmente successive al sequestro dell’apparecchio), la vicenda non assume significativa rilevanza nel processo, non essendo emerso, dalle acquisizioni processuali, alcun collegamento tra dette telefonate e i personaggi, a vario titolo, coinvolti nei fatti oggetto di imputazione.
  • - [Scaramella], come già precisato, nelle sue denunce ha indicato tre soggetti che lo avrebbero informato dell’attentato nei suoi confronti e dell’arrivo delle armi in Italia: Alexander Litvinenko, Volodymyr Kobyk ed Evgueni Limarev (nessuno di questi è mai stato chiamato e sentito come teste né dalla Procura né dal Tribunale di Teramo nel corso del dibattimento, ndr).
  • - Come già accennato, nell’ambito del procedimento penale a carico dello Scaramella sono state eseguite da parte della Squadra Mobile di Napoli (prima che il procedimento fosse trasferito a Roma per competenza), anche sul destinatario del pacco sequestrato dalla Squadra Mobile di Teramo e contenente le armi. L’esito delle indagini è stato riferito in dibattimento dalla teste Giusti ed è dettagliatamente riportato anche nelle ordinanze custodiali. Il nome e l’indirizzo del destinatario indicati sul pacco erano Igor Dukas, via Nicola Miraglia 12 – Nuova Poggioreale, Napoli. Gli accertamenti svolti hanno consentito di accertare che tale indirizzo corrisponde ad un deposito per la vendita all’ingrosso e al dettaglio di prodotti alimentari di origine russa e ucraina con regolare licenza, rilasciata in favore della ditta individuale Bekysh Volodymyr, soggetto pregiudicato, destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Napoli nel dicembre 2004 per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, violazione della normativa sulle armi e altro. Non è stato, invece, possibile pervenire alla identificazione di Igor Dukas, soggetto risultato sconosciuto all’indirizzo sopra indicato anche in sede di accompagnamento coattivo disposto da questo Tribunale a seguito di apparente regolare citazione testimoniale eseguita dalla difesa che lo aveva indicato nella propria lista. Quanto al nominativo Krok Sena indicato sull’appunto consegnato da Scaramella, lo stesso Scaramella, nel corso di successive audizioni (mai rese né alla Procura né al Tribunale di Teramo, ma solo alla Squadra Mobile di Napoli, ndr), lo aveva identificato in Shebalin Victor Vasilievich, colonnello dell’Fsb.
  • - La teste Giusti, nel corso della deposizione resa dinanzi a questo Collegio, ha precisato che nel corso delle indagini svolte dalla Questura di Napoli, si era investigato anche sui possibili collegamenti tra gli odierni imputati e lo Scaramella, così come tra gli odierni imputati e i soggetti, a vario titolo, coinvolti nella vicenda, ma nulla era emerso.
  • - Sulla base delle complessive e complesse risultanze processuali sin qui illustrate, questo Collegio deve trarre una prima, importante conclusione: le armi rinvenute e sequestrate dalla Squadra Mobile di Teramo non erano, in realtà, destinate ad alcun attentato, ma il loro trasporto è stato commissionato dallo Scaramella al solo fine di accreditarsi quale personaggio in grado di fornire informazioni di rilievo e far scoprire importanti e pericolosi traffici criminali internazionali. Lo Scaramella, dimostrando una abilità criminale davvero non comune, ha costruito progressivamente una fitta rete di accuse, sfruttando informazioni carpite in ambienti a lui vicini, per incolpare personaggi a lui invisi (in particolare Talik, ma anche Egueni Totsky) e inventando le fonti, sempre le stesse, delle informazioni che andava a riferire agli organi di polizia.
  • - Le armi, dunque, erano destinate ad essere individuate e trovate dalle forze dell’ordine italiane e ciò spiega perché il pacco fosse diverso da tutti gli altri, l’unico recante scritte in caratteri latini e collocato in posizione ben visibile, tanto da essere attenzionato ed individuato dagli operanti in sede di perquisizione (ma dobbiamo ricordare che il pacco, al momento del suo sequestro, era stato da poco scaricato dal furgone Fiat Ducato e caricato sul Ford Transit diretto a Napoli: pertanto, chi avrebbe messo in “bella vista” il pacco contenente le due granate per “attenzionarlo” agli agenti di polizia?, ndr).
  • - La circostanza che le armi non fossero destinate ad un attentato, ma fossero in realtà destinate ad essere trovate dalle forze dell’ordine, se da un lato ridimensiona la portata complessiva dell’episodio, dall’altra non assume grande rilevanza quanto alla posizione degli odierni imputati che questo Collegio è chiamato a valutare. È evidente che, qualora si provasse che gli imputati, o anche uno o alcuni tra essi, erano consapevoli di trasportare le armi, perché direttamente o indirettamente coinvolti nella operazione, dovrebbe pervenirsi ad una affermazione di penale responsabilità per il reato contestato.
  • - È indubbio, in base alla complessiva dinamica dei fatti, che lo Scaramella aveva avuto dettagliate informazioni in merito al pulmino che, settimanalmente e da anni, arrivava a Napoli dall’Ucraina, tanto da fornire agli inquirenti informazioni precise su colore, numero di targa, nomi degli autisti abituali di quel veicolo (Stefan e Volodymyr) e numero della utenza cellulare di servizio. È ancora indubbio che lo Scaramella, il giorno 15 ottobre 2005, dopo la partenza del pulmino dall’Ucraina, è stato in grado di seguirne, quasi in diretta, i movimenti e di comunicarli, con continui aggiornamenti, agli inquirenti, compresi il guasto al pulmino (ma si trattava del pulmino Mercedes, perché quello indicato da Scaramella e normalmente utilizzato per i viaggi a Napoli era ancora fermo presso la casa del Mykhalchuk), la sosta ad Udine e il presumibile orario di arrivo a Napoli il giorno successivo.
  • - Le notizie in tempo reale da parte dello Scaramella fanno, dunque, pensare ad un collegamento con uno o più soggetti che si trovavano a bordo del furgone o con qualcuno in contatto con questi ultimi.
  • - Sul furgone, oltre alla badante, pure arrestata, ma subito scagionata, prendevano posto Havrushko, Kovpac e Stakhurkyy, tutti corrieri di professione che, da anni, effettuano settimanalmente viaggi dall’Ucraina all’Italia e viceversa, trasportando persone e cose e toccando varie destinazioni (Sardegna, Napoli, Pescara), sempre con gli stessi mezzi e le stesse modalità operative, e prendeva posto, ma solo da Udine a Mosciano, il Mykhalchuk, bracciante agricolo, occasionalmente collaboratore dei connazionali, la cui abitazione di Mosciano è abitualmente utilizzata come luogo di sosta e smistamento per le destinazioni di Napoli e Pescara. Chi, tra essi, era in contatto con Scaramella o con persona, a sua volta, collegata allo Scaramella sì da poterlo informare, in tempo reale, dei movimenti del furgone?
  • - Le risultanze processuali non hanno fatto emergere alcun collegamento diretto o indiretto tra lo Scaramella (così inaffidabile da rendere inutile, oltre che di scarsissimo peso probatorio, una sua eventuale audizione in dibattimento) e gli odierni imputati.
  • - Non è emerso dalle indagini, attente e capillari, eseguite dalla Questura di Napoli, dalle intercettazioni telefoniche, pure disposte nell’ambito del procedimento a carico dello Scaramella, e non è emerso nell’ambito del presente processo.
  • - Sul punto, determinante avrebbe potuto rilevarsi l’acquisizione del traffico telefonico relativo alle utenze cellulari in uso agli imputati che erano a bordo del furgone (compresa l’utenza di servizio indicata dallo Scaramella) nei giorni di interesse per il processo. I tabulati telefonici, è bene precisarlo, non sono stati neppure acquisiti nella fase delle indagini, nonostante l’immediato sequestro di tutte le utenze cellulari, ma sono stati acquisiti da questo Collegio, in dibattimento, peraltro anche su sollecitazione delle difese, in sede di integrazione istruttoria.
  • - Nulla di rilevante è emerso dall’esame dei tabulati, né dal lavoro peritale di “incrocio” delle varie utenze pure disposto in dibattimento. Non sono emersi contatti tra le utenze cellulari degli imputati e quella dello Scaramella, indicata negli atti acquisiti dalla Procura di Roma o di persone a lui collegate o, comunque, coinvolte dallo Scaramella stesso nella intera vicenda, chiaramente per quanto è stato possibile conoscere ed accertare da parte di questo Collegio che, con i poteri di ufficio, può esclusivamente integrare le emergenze probatorie offerte dalle parti, ma certo non compiere attività di ricerca della prova, demandata all’organo inquirente.
  • - Sono risultate le tre telefonate indicate dall’imputato Stefan Kovpac in entrata sulla utenza cellulare di servizio più volte richiamata, ma si tratta di telefonate tutte provenienti da cabine telefoniche, sicché nulla si è potuto accertare quanto alla individuazione del soggetto chiamante (ma la Procura di Roma, grazie al lavoro di indagine e riscontro, ha potuto ottenere la testimonianza di Andrei Ganchev il quale ha ammesso di essere stato lui l’autore di quelle telefonate al numero di servizio del furgone, ndr). Anche sulle telefonate effettuate dall’imputato Stakhurkyy dalla Questura di Teramo, dopo il formale sequestro del telefono, a parte i profili di anomalia, come già accennato, nulla di concreto è emerso. Solo i numeri telefonici, riferibili a nominativi che nulla dicono, o sembrano dire, rispetto ai fatti contestati.
  • - In siffatta situazione, non può pervenirsi ad una affermazione di responsabilità penale nei confronti di nessuno degli imputati perché, per nessuno di loro è stata offerta la prova, in termini certi e rigorosi, di un consapevole coinvolgimento ad opera dello Scaramella o di persone a questi collegate, nella vicenda oggetto di imputazione.
  • - Non possono condividersi le conclusioni del pubblico ministero (Bruno Auriemma, ndr) che ha invocato la condanna degli imputati per il solo fatto di non aver riferito, o saputo riferire, il nome della persona che ha consegnato il pacco in questione. Gli imputati, sin dal primo interrogatorio, hanno reso la loro versione dei fatti anche con riferimento alle modalità di ricezione e recapito dei pacchi oggetto di trasporto.
  • - L’organo di Accusa avrebbe potuto, o dovuto, compiere le sue investigazioni al riguardo, mentre non si è neppure provveduto ad identificare e, poi, ad ascoltare le persone della ditta di Leopoli che materialmente ebbero a caricare il pacco e a compilare la lista allegata agli atti. Tutti gli imputati, sia pure ex art. 530 secondo comma codice procedura penale, vanno assolti per non aver commesso il fatto. Le armi vanno confiscate, mentre i telefoni in sequestro vanno restituiti agli imputati.

Il provvedimento è firmato dal presidente del Tribunale di Teramo, dott. Giuseppe Antonio Cassano, e dal giudice estensore, dott.ssa Armanda Servillo. I rilievi posti dal collegio giudicante rappresentano un vero e proprio punto di svolta nella comprensione dei fatti relativi alla dinamica del traffico delle due granate e mettono in evidenza una serie inquietante di lacune e contraddizioni investigative, centrali nello svolgimento di quello che poi sarà il ragionamento alla base dell’intuizione investigativa che ha portato Scaramella in carcere. Se Scaramella è colpevole, poiché coinvolto nell’organizzazione di questo trasporto di armi da guerra tra l’Ucraina e l’Italia, chi sarebbero a questo punto i suoi complici?



10 Responses to “I misteri delle granate ucraine”

  1. FdQdT scrive:

    Riassumendo: l’ordinanza di custodia cautelare per traffico d’armi a carico di Scaramella serve da prova dell’innocenza degli ucraini e, pur essendo un atto che non ha valore probatorio “definitivo” permette di emettere una sentenza di assoluzione che accusa Scaramella. A sua volta la sentenza di assoluzione, definitiva e passata in giudicato, diventa una prova incontrovertibile contro Scaramella.
    In pratica sta succedendo quello che avevo ipotizzato a Marzo del 2007, quando con una tempistica a dir poco sospetta, era stata emessa la seconda ordinanza di custodia cautelare.

  2. maria scrive:

    Inannzitutto, visto che sono finalmente riuscita a registrarmi, voglio farvi i miei complimenti.
    State facendo un lavoro eccezionale che potrebbe essere utile alla difesa di Scaramella.
    Che voi sappiate, ne è al corrente?
    Io non ho dubbi sull’intera faccenda e vorrei che finalmente un po’ di giustizia vera fosse fatta e la Verità venisse a galla

  3. FdQdT scrive:

    Grazie Maria, e benvenuta.

    Non sose la difesa di Scaramella è al corrente, immagino di si, la Procura di Roma avrà senz’altro acquisito quella sentenza per usarla come prova a carico.

  4. Django scrive:

    Qual’ è la fonte di questo?

    http://www.cielilimpidi.com/intercettazione-2586.htm

    si trova su internet o cosa?

  5. enrix scrive:

    Caro Django,
    nella quarta colonna, c’è il verbale originale.
    Fìdati.
    E’ la trascrizione originale.

    Sulla fonte, questa volta, ti devi fidare perchè è riservata (comunque non è Guzzanti).

    Quel sinottico fatto da noi è l’unica e sola pagina del web che contiene il verbale integrale. (occhio, ho detto verbale: non la telefonata integrale, quella purtroppo è persa, se noti quante volte compare la parola “frase incomprensibile”….)

    In ogni caso domenica lo sostituiremo con un nuovo sinottico contenente una quinta colonna, con la stessa telefonata così come riportata nel libro di Orlando.
    Avrai così un’ulteriore conferma dell’autenticità del nostro verbale, perchè la trascrizione di Orlando contiene parti che sino ad ora erano presenti soltanto sul nostro originale, e non sui giornali.

    Peraltro, come potrai vedere, anche Orlando taglia e manipola.

    Certe parti di quella telefonata, al pubblico medio proprio non bisogna fargliele vedere….

  6. Django scrive:

    Io mi fido, lo dicevo perchè magari lo inserivo su wikipedia,come fonte.

  7. enrix scrive:

    Allora aspetta domenica, quando sarà implementata con la versione di Orlando.

    La somma delle versioni, conferma che il verbale nostro è quello originale.

    Infatti, paradossalmente, Repubblica ha pubblicato parti che Orlando ha tagliato, e viceversa.
    Dal che si deduce che la versione in nostro possesso, che le contiene entrambe, è quella giusta.

  8. Gabriele scrive:

    Ho scoperto che un terzo giornalista dei 72 contattati aveva “preso in considerazione” la nostra lettera…
    http://www.cielilimpidi.com/?p=55
    La risposta di Cesare De Carlo (Quotidiano Nazionale) si commenta da sola:
    “Ignoro se gli elementi apportati costituiscano una novità e se siano meritevoli di indagine”.

    http://www.blogquotidiani.net/decarlo/?p=198

  9. [...] ad averne parlato con diverse persone, lo riferì addirittura in un video nel febbraio 2006 e lo scrisse di suo pugno in russo  il 13 gennaio [...]

  10. [...] ad averne parlato con diverse persone, lo riferì addirittura in un video nel febbraio 2006 e lo scrisse di suo pugno in russo  il 13 gennaio [...]

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