Senatore, ma la TV?

Senatore, ma la TV?

Senatore Guzzanti, solo un paio di osservazioni.

Citando

la Karlekar Lei dice:

“promettendo con imbarazzo uno statement che non è mai venuto” e poi ancora “la loro difesa consiste in una imbarazzante serie di dilazioni e promesse non mantenute, come quella dello statement”. Lo Statement in realtà è stato pubblicato il 21/11. Nel mio blog è presente e il Sig. Manti l’ha utilizzato per stendere il suo articolo del 23/11.

Sui metodi e sulle fonti utilizzate da FH, stiamo preparando un questionario (anche spero con la collaborazione di Manti), da sottoporre loro al fine di chiarire tutti gli aspetti oscuri e ambigui. Dalla risposta formale che otterremo, se la otterremo, credo che tutti saremo in grado di farci un’opinione oggettiva e seria, una volta per tutte.

Infine credo che sia un suo sacrosanto diritto, se lo ritiene, attivare quei provvedimenti che a suo dire restituirebbero la dignità offesa al nostro paese. Le faccio però notare che quello di FH non è l’unico rapporto o documento emesso da organizzazioni internazionali che rileva e critica la situazione dell’informazione in Italia. Esistono documenti dell’ONU, del Parlamento UE, dell’OSCe, del Consiglio d’Europa, della Federazione dei Giornalisti Europei e di Reporter Senza Frontiere.  Un fronte decisamente ampio al quale probabilmente bisognerebbe rispondere con argomenti e con fatti, piuttosto che con la carta bollata. In ogni modo non spetta a me dire cosa deve fare.

Ci sarebbe però prima, credo, un’altra riparazione che andrebbe fatta in nome della giustizia. Lei, che è persona onesta e corretta, ha ammesso pubblicamente (articolo su Il Giornale del 18/11) l’errore che era stato fatto riguardo a Jannuzzi e FH. Lei sa meglio di me però che i giornali sono letti da una minoranza esigua di persone, e spesso ognuno legge quei quotidiani dove si aspetta di trovare le notizie che confortano il suo sentire politico. I lettori de Il Giornale, pertanto, e quelli come me che pur avendo idee diverse amano documentarsi anche sulle opinioni lontane dalle loro, hanno apprezzato il suo gesto nobile. Il guaio è che una moltitudine ben più ampia di persone, quelli che non leggono e magari guardano solo la TV, pensano ancora che la verità su questo irrilevante episodio (rispetto ai veri problemi dell’Italia e del mondo), sia quella che venne detta loro in Matrix del 24 ottobre, da Elio Vito a Porta a Porta il 27 ottobre, con l’avvallo del Dott. Vespa il quale il giorno dopo su Panorama ribadiva “I media sono davvero malati?: «Siamo dunque al 77° posto mondiale della libertà di stampa? È fantastico scoprire che ci siamo finiti per la pena carceraria inflitta a due giornalisti: uno che è andato dentro per altri reati e il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. La condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi è costata una sanzione all’Italia in quanto troppo berlusconiana. Quando ha scoperto che Jannuzzi è stato graziato, una delle autrici del rapporto sull’Italia ha detto al Giornale (mercoledì 27 ottobre) che adesso, sì, la nostra stampa tornerà a essere considerata libera. Ma si può?». Ecco, io credo proprio che non si possa. Non mi risultano ad oggi, mi corregga se sbaglio, pubbliche smentite televisive in merito, fatte con la stessa enfasi negli stessi luoghi e alle stesse platee. Come cittadino mi sembra anche questa un’offesa alla dignità del mio paese.

Grazie

 



7 Responses to “Senatore, ma la TV?”

  1. GabrielParadisi scrive:

    I media sono davvero malati?

    di Bruno Vespa

    Panorama, 28/10/2005

    Visto dall’esterno, il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi è imbarazzante.

    Il presidente del Consiglio dei ministri è l’editore di riferimento pro tempore della quota maggioritaria della Rai. Si aggiunga che possiede i tre principali canali televisivi privati e una importante casa editrice e la frittata è fatta.

    Se si guardano le cose da vicino, il panorama è più articolato: gli interessi economici seguono una strada diversa dalla libertà d’informazione. La legge Gasparri ha regolamentato un settore che ne aveva bisogno.

    Ha consentito lo sviluppo della televisione digitale e soprattutto quel matrimonio tra tv e grande stampa che prima era proibito.

    Ma con dei limiti: se il gruppo L’Espresso-La Repubblica, un colosso della stampa che non possedeva televisioni, ha potuto subito comprare ReteA, la Mondadori, editrice di Panorama, ha dovuto rinunciare al vecchio sogno di fondare un nuovo grande quotidiano per evitare un eccesso di concentrazione.

    Dall’altro lato, non c’è dubbio che la legge Gasparri abbia sensibilmente favorito la possibilità di crescita pubblicitaria delle reti Mediaset e ha perciò ragione Romano Prodi quando dice che il Cavaliere può lamentarsi perfino delle proprie televisioni, ma intanto continua a guadagnarci un sacco di quattrini. Anzi, sempre di più.

    La libertà d’informazione è tutt’altra cosa.

    A Berlusconi piacerebbe che tutti i suoi sottoposti gli dicessero quanto è bello e quanto è bravo.

    Ma questo non può avvenire e non avviene.

    Del gruppo Mondadori fa parte quella prestigiosa casa editrice Einaudi che resta un’icona della sinistra intellettuale italiana: non ha ceduto una briciola della sua autonomia e pubblica libri contro Berlusconi e il sistema sociale, culturale e politico che egli rappresenta.

    Nella stessa capogruppo Mondadori gli autori e gli editor di sinistra sono prevalenti su quelli moderati. Enrico Mentana è l’antitesi del berlusconismo, eppure ha diretto per 13 anni il Tg5 e oggi guida il principale spazio di approfondimento, anche politico, del gruppo Mediaset.

    Carlo Rossella, che l’ha sostituito, non risulta criticato dalla sinistra. Emilio Fede è un simpatico adorante, ma parla a un ristretto circolo di telespettatori e la sua influenza politica è prossima allo zero.

    E la Rai? Da quando esiste, i suoi dirigenti di vertice vengono scelti dai partiti di governo, come accade in tutte le televisioni pubbliche europee. In Italia storicamente la scelta non deve essere poi così malvagia perché la Rai, al contrario di quanto accade in altri paesi, resta leader di un mercato competitivo. Quel che conta comunque sono i contenuti. Tg1 e Tg2 gestiscono i rapporti governo-opposizione in una misura coincidente con quanto è avvenuto in passato.

    Il Tg3 era di sinistra ed è rimasto di sinistra. Raitre non trascura occasione, qualunque programma trasmetta, per parlar male del governo. E non so in quante televisioni pubbliche europee sarebbe stato possibile a un Adriano Celentano attaccare frontalmente in prima serata il direttore della rete che lo ospita e che garantisce a lui e ai suoi cari una sterminata quantità di denaro.

    Guardiamo adesso i giornali. Non mi sembra di ricordare, se non nella fase più acuta di Tangentopoli, una concentrazione antigovernativa della grande stampa come è avvenuto negli ultimi anni.

    Piuttosto occorre notare che non sempre l’informazione economica è indipendente, visto che gli editori dei grandi giornali hanno i loro interessi prevalenti fuori della stampa.

    Cito una fonte autorevole e non berlusconiana: Massimo D’Alema, furioso per essere stato tirato dal Corriere della sera dentro la vicenda estiva della scalata di Stefano Ricucci alla Rcs.

    Nel mio libro, oltre ad attaccare Berlusconi, egli torna proprio sul conflitto d’interesse economico dei grandi giornali.

    Quando Berlusconi ha risposto a una mia domanda per Vincitori e vinti, si riferiva a un quadro informativo complessivo. Per sostenere che gli attacchi di Celentano non sono una novità, ha poi aggiunto dei nomi. Si è parlato di liste di proscrizione, ma si sa benissimo che quegli artisti continueranno a lavorare non solo per la Rai, ma anche per le sue televisioni.

    Siamo dunque al 77° posto mondiale della libertà di stampa?

    È fantastico scoprire che ci siamo finiti per la pena carceraria inflitta a due giornalisti: uno che è andato dentro per altri reati e il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. La condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi è costata una sanzione all’Italia in quanto troppo berlusconiana. Quando ha scoperto che Jannuzzi è stato graziato, una delle autrici del rapporto sull’Italia ha detto al Giornale (mercoledì 27 ottobre) che adesso, sì, la nostra stampa tornerà a essere considerata libera.

    Ma si può?

  2. GabrielParadisi scrive:

    Come manipolare l’informazione e vivere felici di Michele Diodati

    Karin Deutsch Karlekar, una delle autrici del rapporto 2005 di Freedom House sulla libertà di stampa, smentisce la vulgata del centrodestra sul declassamento dell’Italia.

    … libertà va cercando, ch’è sì cara,

    come sa chi per lei vita rifiuta.

    Dante Aligheri, Purgatorio, Canto I

    Un articolo di Felice Manti su Il Giornale del 26 ottobre scorso, intitolato significativamente JANNUZZI GRAZIATO? NON LO SAPEVAMO ALLORA L’ITALIA È LIBERA, comincia con la seguente citazione: «Se avessimo saputo che Jannuzzi è stato graziato, sareste un Paese free, libero. Il prossimo anno lo sarete sicuramente».

    Il virgolettato è attribuito a Karin Deutsch Karlekar, una delle autrici del rapporto di Freedom House sulla libertà di stampa, che nel 2005 vede l’Italia occupare miseramente il 77° posto, ultima di tutte le democrazie occidentali.

    Bruno Vespa, lettore troppo disattento del rapporto di Freedom House, scrive a sua volta su Panorama (28 ottobre, I MEDIA SONO DAVVERO MALATI?): «Siamo dunque al 77° posto mondiale della libertà di stampa? È fantastico scoprire che ci siamo finiti per la pena carceraria inflitta a due giornalisti: uno che è andato dentro per altri reati e il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. La condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi è costata una sanzione all’Italia in quanto troppo berlusconiana. Quando ha scoperto che Jannuzzi è stato graziato, una delle autrici del rapporto sull’Italia ha detto al Giornale (mercoledì 27 ottobre) che adesso, sì, la nostra stampa tornerà a essere considerata libera. Ma si può?»

    La tesi che la pessima classifica ottenuta dall’Italia dipenda principalmente, o unicamente, dalla vicenda del senatore Iannuzzi è stata sostenuta anche nella puntata di Matrix del 24 ottobre scorso e poi ribadita, con grande forza, da Elio Vito, parlamentare di Forza Italia, nel corso della puntata di Porta a porta del 27 ottobre.

    Uno schieramento compatto a sostegno di una tesi falsa, completamente falsa.

    Che sia falsa non lo dico io. Per capirlo basta leggere le parti dedicate all’Italia nei due Rapporti di Freedom House degli anni 2004 e 2005, dove si afferma con estrema chiarezza che il problema principale del nostro paese, per quanto riguarda la libertà di stampa, è la concentrazione di potere sui media nelle mani di Berlusconi e l’insufficiente opera di regolamentazione svolta dal Parlamento per limitare gli effetti di tale colossale conflitto d’interessi.

    Anche senza andare a leggere nel dettaglio i due rapporti, sarebbe bastato, a smentire l’interpretazione fornita dal centrodestra, la lettura di qualche riga del comunicato stampa di Freedom House del 28 aprile 2004 (GLOBAL PRESS FREEDOM DETERIORATES), in cui vengono riassunti i temi principali svolti nel rapporto 2004. Eccone un estratto significativo (mia traduzione dall’inglese):

    In Italia, l’accresciuta concentrazione dei media e la conseguente pressione politica hanno portato a un declassamento del paese da Libero a Parzialmente Libero.

    «Il Primo Ministro Silvio Berlusconi ha avuto la possibilità di esercitare un’indebita influenza sull’emittente pubblica RAI», ha detto Karin Deutsch Karlekar, responsabile incaricata dell’indagine. «Ciò esaspera ulteriormente il già inquietante contesto dei media, caratterizzato da una copertura sbilanciata all’interno dell’immenso impero mediatico di Berlusconi».

    Insomma, si potrebbe forse contestare la Karlekar nel merito delle sue affermazioni, ma non farle dire ciò che non è umanamente pensabile che abbia detto (cioè che la vicenda Jannuzzi sarebbe più importante del conflitto d’interessi di Berlusconi, ai fini del declassamento dell’Italia a paese parzialmente libero). Eppure c’è quel virgolettato nell’articolo de Il Giornale, che lascia immaginare un radicale cambiamento di posizione della responsabile del rapporto di Freedom House. Siccome non scrivo – a differenza di altri – cose di cui non sono più che sicuro, ho rintracciato sul sito di Freedom House l’indirizzo email della Karlekar e il 29 ottobre le ho scritto una lettera, di cui riporto qui, tradotta in italiano, la parte essenziale:

    Ho letto il capitolo del Rapporto 2005 di Freedom House dedicato all’Italia. Mi sembra che confermi la mia opinione che l’affare Jannuzzi sia solo una parte di un problema ben più grande. Tuttavia solo lei, signora Karlekar, è in grado di chiarire i miei dubbi sulle vere ragioni della posizione dell’Italia nella vostra classifica e, più importante ancora, sui contenuti della sua intervista con Il Giornale.

    Due giorni dopo, il 31 ottobre, ricevo da Karin Karlekar una risposta cortese e chiarissima, che non cito come virgolettato solo perché non ho (ancora) ricevuto dalla diretta interessata il permesso di rendere pubbliche le sue precise parole. I concetti espressi nella risposta della Karlekar mi sento però libero di divulgarli e sono esattamente i seguenti:

    • la ragione principale per il basso posizionamento in classifica ottenuto dall’Italia è il problema della concentrazione di proprietà nelle mani di Berlusconi, che si trova nella condizione di esercitare influenza sui media sia nella veste di proprietario sia in quella istituzionale di Primo Ministro.

    • A ciò va aggiunto, come problema generale, il controllo politico sui media.

    • Il caso legale di Jannuzzi è una vicenda relativamente secondaria (il che smentisce clamorosamente quanto strombazzato nei giorni scorsi dalla grancassa mediatica suonata dal centrodestra e dai suoi sostenitori).

    • Il virgolettato apparso su Il Giornale è una citazione erronea del suo pensiero, cosa che non sorprende la Karlekar, considerato il fatto che la testata è di proprietà del fratello di Berlusconi.

    A questo punto, mi sembra davvero chiaro che le esternazioni di Vito, ciò che è stato detto durante Matrix, gli articoli di Manti su Il Giornale e di Vespa su Panorama rientrano tutti in una precisa strategia: far credere agli italiani che:

    • l’Italia è un paese dove l’informazione, anche quella televisiva, è assolutamente libera;

    • il conflitto d’interessi è una montatura degli avversari politici;

    • la classifica di Freedom House è stata un errore di valutazione, dovuto alla scarsità di informazioni sul campo e di adeguati controlli.

    Come cittadino italiano, come persona informata dei fatti e amante della libertà, ma soprattutto della verità, dell’informazione, mi ribello ad una simile montatura mediatica, la cui sola esistenza è la migliore conferma della correttezza del 77° posto che l’Italia ha meritato nella classifica di Freedom House.

    Chiedo con forza che i politici e i giornalisti che hanno divulgato informazioni false sull’argomento le smentiscano con altrettanta forza usando gli stessi media (televisioni e giornali) di cui si sono serviti per imbrogliare gli italiani.

    Poiché ciò non avverrà, chiedo a tutti coloro che hanno a cuore la verità e la libertà d’informazione in Italia – per esempio Beppe Grillo, Daniele Luttazzi, Oliviero Beha, Antonio Di Pietro, Elio Veltri, Marco Travaglio – di far sentire la loro voce, certo più potente della mia, in tutte le sedi possibili, affinché venga ristabilita pubblicamente la verità dei fatti e chi ha manipolato l’informazione venga smascherato.

    http://pesanervi.diodati.org/pn/index.asp?a=187

  3. Dicke scrive:

    ho giusto rintracciato ieri diodati e gli ho comunicato che ci siamo anche noi.

    vespa non lo avevo ancora letto. aveva detto una cosa simile in una sua trasmissione.la mondadori che piangente rinuncia ad un quotidiano è una storia molto triste.perchè deve evitare la concentrazione.

    mi fa venire in mente la storia strappalacrime per cui non può essere presidente del milan (a meno che gli facciano un decreto su misura) per via del conflitto di interessi.

    che uomo quel vespa.

    questo confronto debenedetti/berlusconi è simpaticissimo.

    peccato che debenedetti non sia il PdC su jannuzzi in carcere per aver parlato male dei nemici di berlusconi, invece è la perla.

    si parla di giudici e lui si inventò un convegno segreto mai avvenuto.

    vedi tu il giornalista.

  4. Epper scrive:

    Volevo far notare che il problema sollevato riguardo alla libertà di stampa e di espressione in Italia viene dalle associazioni del settore citate da Paradisi e si argomentano soprattutto sul conflitto di interessi di Berlusconi.

    Questo è secondo me l’unico punto.

    Ritengo che sia inconcepibile che in uno stato democratico e liberale chi è al potere possa controllare anche un solo briciolo della televisione!

    Oltretutto è da aggiungere che il problema sollevato da FH non è il fatto che la destra controlli la TV, ma che la POLITICA controlli la TV.

    Questo è il problema.

    La rai dovrebbe essere una TV pubblica, non statale!

    I dipendendi dovrebbero essere scelti tramite concorso pubblico e non dai politici! Ne di sinistra, ne di destra!

    Questa è la mia opinione e spero la terrete in considerazione nel vostro dibattito che è davvero molto interessante.

    Dato che tutti qui pubblicano le proprie posizioni politiche vi dico che sono orgoglioso di non essere ne di destra ne di sinistra.

    Secondo me una democrazia dovrebbe avere qualcosa di più che un pluralismo. ;)

    Epper

  5. [...] Repubblica Carlo BONINI e Giuseppe D’AVANZO in uno “scoop” dell’11 gennaio scorso. In realtà come sappiamo quel dossier altro non era che un documento predisposto da Evgueni [...]

  6. [...] non è più disponibile da settimane, pubblichiamo nei commenti le puntate di tale inchiesta [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8].  Ed ecco che già alla terza puntata una prima interessantissima [...]

Leave a Reply