(by Sextus & Gabriele)
Il settimanale “OP” di Mino Pecorelli, nel numero in edicola il 30 marzo (ma con la data del 4 aprile), con un articolo intitolato “In nome del Popolo: trattare…”, in polemica con la segreteria della Dc, dà il primo segnale favorevole a una trattativa tra lo Stato e le Brigate rosse.
1º aprile 1978, sabato Il presidente del Consiglio Andreotti scrive nel suo diario: “Cossiga mi dice che l’Olp ha assicurato la massima collaborazione”.
Il ministro dell’Interno Cossiga invia al procuratore della Repubblica di Roma la seguente comunicazione: “Trasmetto fotocopia di una lettera dell’on. Aldo Moro, pervenutami il 29 marzo 1978; con riserva di inviare l’originale sul quale sono in corso accertamenti tecnico-scientifici di polizia giudiziaria”.
Il Sisde trasmette alla Direzione generale di pubblica sicurezza-Ucigos una nota dei servizi segreti spagnoli secondo la quale un certo Aldo Ricciardi – sotto la cui identità si celerebbe Mario Moretti – avrebbe partecipato al II Congresso del movimento comunista tenutosi a Lejona tra il 23 e il 25 marzo.
2 aprile 1978, domenica A Torino si conclude il 41º Congresso del Psi (che si era aperto il 29 marzo). Si forma un’alleanza tra Bettino Craxi e Claudio Signorile che prevale sulla corrente di Francesco De Martino. Nelle conclusioni, il segretario Craxi conferma la “linea della fermezza”, tuttavia precisa che “se dovesse affiorare un margine ragionevole di trattativa, questo non dovrebbe essere distrutto pregiudizialmente”.
Nel pomeriggio, a Zappolino, località a circa 30 chilometri da Bologna, nel casolare di Alberto Clò, si riunisce un gruppo di amici tra i quali figurano Romano Prodi e Mario Baldassarri. Sono presenti 12 persone adulte e cinque bambini. Secondo l’unanime racconto dei convenuti , nel corso di una seduta spiritica tenutasi “per gioco” emerge il nome di “Gradoli” quale possibile luogo di detenzione di Aldo Moro.
3 aprile 1978, lunedì A Roma, all’alba, massiccia operazione di polizia per individuare i “fiancheggiatori” delle Brigate rosse. Vengono effettuate 237 perquisizioni domiciliari, 12 persone sono arrestate, 129 fermate.
Domenico Spinella, capo della Digos, invia alla Procura di Roma un rapporto sul terrorismo nella capitale.
A Palazzo Chigi si tiene il secondo vertice dei segretari di partito che formano la maggioranza di governo. Al termine della riunione è approvato un comunicato nel quale si legge: “È stata riscontrata una concorde valutazione sulla situazione e sugli atteggiamenti da adottare”. Viene ribadita e ufficializzata la “linea della fermezza”.
4 aprile 1978, martedì Alla Camera, il presidente del Consiglio Andreotti risponde alle numerose interrogazioni presentate sul sequestro Moro.
Nel pomeriggio, alle 17:30 con una telefonata alla redazione milanese di “Repubblica”, le Brigate rosse fanno ritrovare il comunicato n. 4, insieme al testo della “Risoluzione della Direzione strategica febbraio 1978″ e la fotocopia di una lettera di Moro indirizzata al segretario della Dc Benigno Zaccagnini. Gli stessi documenti vennero fatti ritrovare a Genova (redazioni del “Secolo XIX” e “Il lavoro”), a Roma (”Il Messaggero”) e a Torino (”La Stampa”, “Ansa” e la “Gazzetta del Popolo”).
Contatti tra Craxi ed emissari di Amintore Fanfani: il fronte favorevole ad una trattativa tra lo Stato e le Brigate rosse fa i primi passi.
5 aprile 1978, mercoledì Moro scrive i primi quattro testamenti. I suoi familiari si incontrano col segretario Dc Zaccagnini e lo esortano ad abbandonare la linea della fermezza per cercare una trattativa coi brigatisti.
Un funzionario della Sip, la società telefonica, l’ingegnere Francesco Aragona, informa la Digos che non è stato possibile intercettare la telefonata al quotidiano romano “Il Messaggero” con la quale le Brigate rosse annunciavano il comunicato n. 4.
QUARTA SETTIMANA
6 aprile 1978, giovedì In seguito alla segnalazione proveniente dalla seduta spirita di Zappolino del 2 aprile, alle 10:00 il questore di Viterbo ordina un “rastrellamento” nel paese di Gradoli, alle 13:00 il questore comunica al Viminale che “il sopralluogo ha dato esito negativo”. In un articolo pubblicato sul quotidiano “ItaliaOggi” del 5 marzo 2008, Piero Laporta ha sostenuto tuttavia che le riprese televisive e lo stesso sopralluogo a Gradoli sono stati del tutto fittizi. Se ne saprà di più in un film inchiesta di Carlo Infanti.
Il quotidiano del Psi l’ “Avanti!” condivide la valutazione del quotidiano della Dc “Il Popolo”, secondo il quale la lettere a Zaccagnini non è “moralmente ascrivibile” a Moro.
Vengono scarcerati una parte dei fermati il 3 aprile. Tra gli altri torna in libertà anche Lanfranco Pace.
Le Brigate rosse telefonano al professor Francesco Tritto e poi a casa Moro per annunciare una lettera di Moro alla moglie.
7 aprile 1978, venerdì Sul quotidiano milanese “Il Giorno” Eleonora Moro pubblica una lettera rivolta al marito: “Gentile direttore, in questa situazione che non ci consente alcun contatto, mi avvalgo della cortesia del suo giornale, sul quale mio marito ha tante volte scritto, per rivolgermi a lui, se mai sarà possibile che egli ne sia informato, e rassicurato che tutti i componenti della famiglia sono uniti e in salute. Noi, purtroppo, non abbiamo alcun segno che conforti la nostra speranza del suo ritorno. Vorremmo, tuttavia, sapesse che gli siamo vicini, che viviamo con lui, attimo per attimo, le ore di questi lunghissimi giorni, che preghiamo con lui, che, avendo, nonostante tutto, fiducia negli uomini, crediamo sia ancora possibile, dopo tanto dolore, riabbracciarlo. Con viva gratitudine”.
Sul quotidiano della Santa Sede “L’Osservatore romano” il vicedirettore Virgilio Levi pubblica un articolo nel quale approva la linea della fermezza.
A Genova le Brigate rosse feriscono Felice Schiavetti, presidente dell’Associazione degli industriali liguri.
8 aprile 1978, sabato Poco dopo le 17:55 la polizia sequestra una lettera di Moro alla moglie, prima che Francesco Tritto riesca a ritirarla in piazza Augusto Imperatore. La lettera verrà consegnata in serata a Eleonora Moro dal sottosegretario agli Interni Nicola Lettieri.
9 aprile 1978, domenica Il capo della Digos, Domenico Spinella, e il procuratore capo di Roma, Giovanni De Matteo, fanno visita a Eleonora Moro Il colloquio riguarda tre lettere di Moro conservate dalla moglie per motivi affettivi.
Anche il cardinale vicario di Roma Ugo Poletti si reca a casa Moro dove si intrattiene per circa un’ora.
Contro la caserma Talamo di Roma, vengono sparate alcune raffiche di armi automatiche e lanciati anche ordigni esplosivi.
10 aprile 1978, lunedì Alle 17:20 le Brigate rosse, con una telefonata alla redazione milanese di “Repubblica”, fanno ritrovare, nei pressi di un distributore di benzina in via Palestro, il comunicato n. 5. Nella busta arancione ci sono anche fotocopie di una lettera autografa di Moro all’ex ministro Dc Paolo Emilio Taviani. Buste identiche sono recapitate anche a Roma (”Il Messaggero”, in un cestino di rifiuti di via dei Maroniti), a Torino e a Genova.
A Torino viene ferito alle gambe, con sette colpi di pistola, il ginecologo Ruggero Grio. Gli attentatori, tre uomini e due donne, si firmano “Squadre proletarie di combattimento”.
11 aprile 1978, martedì A Torino un commando delle Brigate rosse uccide l’agente di custodia Lorenzo Cotugno; nel corso dell’attentato, Cotugno ferisce il brigatista Cristoforo Piancone, che viene arrestato.
In Liguria, un emissario del ministero dell’Interno incontra il professor Filippo Peschiera, coordinatore della Dc, per sondare la possibilità che l’uomo politico genovese funga da intermediario in un’eventuale trattativa con le Brigate rosse.
12 aprile 1978, mercoledì Il procuratore capo di Roma De Matteo, in un colloquio col presidente del Consiglio Andreotti, si dice favorevole a istituire una taglia sui sequestratori di Moro; Andreotti si mostra più prudente temendo per la sorte dell’ostaggio.
La polizia perquisisce le abitazioni di via Bonucci 10; l’edificio è poco distante da via Montalcini 8, che verrà indicato anni dopo come luogo della probabile “prigione” di Moro.