Cadono gli ultimi dubbi sull’esistenza del “patto” stretto tra l’Italia e i palestinesi dell’Fplp per garantire una reciproca immunità: libera circolazione – con il supporto dei nostri servizi segreti - delle armi palestinesi sul nostro territorio in cambio della rinuncia a compiervi attentati.
A confermarne l’esistenza in una intervista sul Corriere della sera di ieri 14 agosto è stato, Bassam Abu Sharif, responsabile del settore stampa e pubbliche relazioni dell’Fplp, nonchè reclutatore di Carlos sul finire del 1969.
L’intervista contiene molte conferme e alcune novità, tra cui la rivelazione che sono esistite “operazioni speciali” a cui hanno preso parte, sotto il coordinamento di Wadi Haddad (cofondatore insieme a George Habbash dell’Fplp), appartenenti alle nostre brigate rosse e l’ipotesi fantasiosa dell’utilizzo da parte della Cia o del Mossad di un loro agente palestinese per compiere la strage di Bologna. Nessuno tranne Cossiga ha mai ipotizzato la presenza di un palestinese a Bologna, come mai questa conferma indiretta da parte di Sharif?
In ogni caso un fatto è certo, anche nell’ambiente del terrorismo internazionale nessuno prende per buona la verità giudiziaria sulla strage del 2 agosto 1980, infatti anche il feroce terrorista venezuelano Carlos, nell’intervista rilasciata all’Ansa qualche mese fa aveva rilanciato la pista israelo-statunitense,
Nei prossimi giorni torneremo sull’argomento, per adesso vi aguriamo un buon ferragosto.
L’intervista a Bassam Abu Sharif è disponibile qui
http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_15/moro_br_brigate_rosse_palestinesi_pellegrino_strage_bologna_bassam_abu_sharif_509c9e22-6ab8-11dd-86d0-00144f02aabc.shtml
IL LODO
«Moro e il patto con i palestinesi
Ne scrisse dalla prigione delle Br»
Pellegrino, ex presidente della commissione stragi: Bassam Abu Sharif conferma le ipotesi
ROMA — Il «lodo Moro», l’accordo che prevedeva libertà di movimento per i terroristi palestinesi in Italia in cambio di un occhio di riguardo per la sicurezza del nostro Paese da parte dell’Olp, «a questo punto rappresenta una certezza per la nostra politica estera sempre molto attenta all’interesse nazionale, che ci poneva ai limiti estremi dell’ortodossia atlantica». L’avvocato Giovanni Pellegrino (Pd), già presidente della commissione Stragi e ora alla guida della Provincia di Lecce, non ha perso il gusto dell’analisi storica e per questo aggiunge un tassello in più rispetto a quello che Bassam Abu Sharif, ex «ministro degli Esteri» del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, ha rivelato nell’intervista a Davide Frattini pubblicata ieri sul Corriere della Sera.
EFFETTI COLLATERALI – Spiega Pellegrino: «Moro ne accenna in una lettera all’ambasciatore Cottafavi del 22 aprile del ‘78, durante la sua prigionia: “Noi con i palestinesi ci regoliamo in altro modo…”. E commentando questa lettera, da ultimo, Miguel Gotor (autore del saggio «Lettere dalla prigionia », Einaudi, ndr) ha individuato la genesi del «lodo Moro » nell’ottobre del ‘73, «l’anno della guerra del Kippur». Pellegrino, poi, propone un incastro che spiegherebbe gli «effetti collaterali » del lodo: «L’idea del giudice Mastelloni che indagò su Argo 16, anche se il processo poi non lo ha confermato, era che vi fosse stata una ritorsione del Mossad per punire l’Italia di avere fatto il patto con i palestinesi ».
«INTERMEDIARI CON LE BR» – Il legame tra apparati italiani e palestinesi, dunque, era talmente consolidato che lo stesso Moro spende questa carta quando si tratta di salvare la sua vita: «In una delle lettere dalla prigionia Moro richiama l’esperienza di Giovannone (capo centro del Sid a Beirut, ndr) dicendo che solo i palestinesi potevano fare da intermediari con le Br. E, ora, Abu Sharif conferma ».
STRAGE DI BOLOGNA – Due anni dopo, il 2 agosto del 1980, la strage di Bologna (85 morti e 200 feriti) per la quale verranno condannati i terroristi neri Mambro, Fioravanti e Ciavardini ma che è ancora oggetto di polemiche a causa della pista palestinese secondo la quale uno o più terroristi mediorientali stavano trasportando una bomba che poi sarebbe accidentalmente esplosa: «È una pista che fin dall’inizio puzzava di marcio, anche se era doveroso percorrerla. Con la commissione, dopo aver stabilito le modalità per interrogarlo, Carlos fu ambiguo e poi fece saltare deliberatamente l’audizione». Ammesso che nell’80 il «lodo Moro» fosse ancora efficace, perché i palestinesi avrebbero dovuto trasportare valigie di esplosivo sui treni italiani? «Dall’intervista ad Abu Sharif sembra che loro utilizzassero l’Italia come fronte logistico, quindi può darsi anche per il transito degli esplosivi: dalle notizie che avevamo noi, la pista palestinese descriveva un incidente e non un attentato. E oggi Abu Sharif non esclude questo, ma lo attribuisce a un trucco fatto da altri servizi per poi dare la responsabilità ai palestinesi».
Dino Martirano
15 agosto 2008
Caro Geronimo, su Moro ti dico che…
di Francesco Cossiga, Il Giornale, 19 agosto 2008
Caro Direttore,
ho letto senza stupore l’articolo del caro amico Geronimo pubblicato dal tuo giornale; ma, come dirò più avanti, dovrebbe destare stupore il fatto che, ma a ben vedere anche questo si spiega molto facilmente!, sulle rivelazioni dell’«Accordo Moro» con i movimenti, anche a carattere apertamente terroristico, palestinesi e forse anche con altri movimenti terroristici europei, compresi quelli che facevano capo al famoso Carlos, non si sia aperto un grande dibattito e la sinistra, sempre accusatrice delle male azioni dei «servizi segreti deviati», con alla testa i «democristiani pentiti» alla Rosy Bindi e alla Dario Franceschini, non abbia chiesto l’immediata costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta.
I fatti sono ormai noti nelle loro linee generali. Tutto ha avuto origine da un’intervista, fattami da un caro amico vostro collega, pubblicata sul quotidiano vostro confratello milanese, nella quale avanzavo il dubbio, sempre più condiviso anche dalla sinistra radicale, che la strage della stazione di Bologna non sia da imputare alla Mambro e al Fioravanti, ma ad una involontaria deflagrazione di una o due valigie di esplosivo, che qualche attivista palestinese trasportava «in franchigia», secondo le clausole del sopradetto accordo.
Fraintendendo, certo non involontariamente, quello da me dichiarato, il portavoce del rinato Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, organizzazione a carattere terrorista che ha trasferito la sua «centrale» dal Libano alla striscia di Gaza, alleata ad Hamas contro lo Stato di Israele e contro l’Autorità Nazionale Palestinese, ha smentito che fossero stati i palestinesi a compiere l’attentato della stazione di Bologna e ha rivelato l’esistenza dell’«Accordo Moro» con i movimenti di liberazione palestinesi anche a carattere terroristico che, in cambio della «mano libera» in Italia, avevano garantito la salvaguardia del nostro Paese ed anche degli obbiettivi italiani all’estero, purché non cooperanti con il sionismo e con lo Stato d’Israele, da atti di terrorismo, accordo che a dire il vero fu sempre rispettato, dato che anche l’attentato all’aeroporto di Fiumicino del 1985 fu portato esclusivamente al banco di accettazione della compagnia aerea israeliana El Al e solo israeliane o ebree furono le vittime, e gli attentatori uccisi non furono colpiti dalle nostre forze di polizia ma dagli agenti segreti dello Shin Beth, dissimulati sotto le vesti di impiegati della compagnia di bandiera israeliana. Questa intervista è stata confermata con dovizia di particolari da un famoso e rigoroso magistrato quale è il giudice Priore, titolare delle più importanti inchieste giudiziarie del dopoguerra in materia di terrorismo: dal caso Moro all’attentato al Papa, al caso Ustica e così via, magistrato integerrimo non certo di sinistra o «girotondino», non uso a utilizzare sentenze o ordinanze per «riscrivere la Storia» o per dare giudizi morali o politici o per sostituirsi al legislatore, ma anche dalla sinistra sempre rispettato.
Alcuni quesiti questi fatti hanno posto alla mia mente.
Perché quella parte della sinistra e dei «democristiani pentiti», che ha sempre puntato il dito contro i «servizi segreti deviati» e sempre pronta a invocare la legalità e il giustizialismo, tace? Una risposta c’è. Per essere coerenti con se stessi, bisognerebbe mettere sotto inchiesta l’operato di Aldo Moro; ma essi l’hanno eretto a «icona» dell’Ulivo, poi della Margherita, poi dell’Unione e ora dell’alleanza Partito Democratico-Italia per le Manette e le Forche, riducendo un grande statista, grande esperto di politica estera e di utilizzo, diciamo anche un po’ spregiudicato dei servizi segreti e delle loro «covert action», a un piccolo «catto-comunista» d’accatto!
Perché magistrati come il giudice Priore, che tutto sapevano, non sono intervenuti contro una palese violazione della legalità anche costituzionale? Perché, come Aldo Moro, sapevano che esisteva a fondamento della Repubblica e a tutela della comunità civile una «ragion di Stato» che poteva e doveva portare in situazioni emergenziali a valicare i limiti della stretta legalità. Certo fortunati Aldo Moro, l’ammiraglio Martini, prima capo del controspionaggio, poi dello spionaggio e poi del SID e del Sismi, che non fossero arrivati ancora nelle procure e negli uffici d’istruzione ragazzi del ‘68, che non essendo riusciti a conquistare il governo dello Stato con la loro caricatura della rivoluzione, cercano di farlo a colpi di sentenze, ordinanze e veline ai giornali! Sarebbero finiti tutti in galera!
Perché il dottor Bassam Abud Sharif ha svelato queste cose, ora? Forse per ricordare che oggi è in vigore un «Accordo Tizio-Caio-Mevio-Sempronio» che ha tenuto al riparo l’Italia, unico Paese non dico in Europa, ma nel mondo, da attacchi di Al Qaida e dalla galassia dei movimenti islamici radicali che direttamente o indirettamente ad essa si riferiscono, compresi i Talebani, gli Hezbollah e Hamas, magari avendo come contropartita la tolleranza nel nostro Paese verso gli imam e le moschee centro d’agitazione radicale, i caveat alle nostre missioni militari all’estero, la conduzione antisraeliana e filo-Hezbollah della missione Unifil del disinvolto Gen. Graziano, che anche il Governo Berlusconi tiene al suo posto, e così via. Vuoi un consiglio, caro Direttore? «Si taccia!», come da questo momento farò anch’io, perché, pur avendo ottant’anni, io a conservarmi la pellaccia ci tengo e voglio evitare bombe o sventagliate di mitra, islamiche o israeliane che siano.
Francesco Cossiga
ricordo che mino pecorelli descrisse il patto con i palestinesi, analizzando la lettera di moro a erminio pennacchini, nella nota: “verità di ieri, tragedie di oggi”.
scriveva il giornalista: “…. Moro si riferisce a quell’accordo “anomalo” stabilito al di fuori dello stato, grazie al quale l’italia non èstata teatro di quei dirottamenti stragi e attentati che tante vittime e danni hanno provocato in europa a partire dal 1972. in quell’anno agenti del sid informarono il governo che terroristi palestinesi stavano preparando attentati agli aeroporti italiani. Rumor e Moro giudicarono che l’unica strada per evitare che l’italai diventasse terreno di manovra era quella di trattare con habbash una sorta di mutuo patto di non aggressione.”
la nota segue descrivendo l’attività del sid nella gestione del patto, ora chiamato lodo moro.
Ciao Enrix,
scusate l’OT, ma ti ho scritto giorni fa una mail su splinder.
L’hai letta?
Baci Ba
[...] Dopo la morte di Wadi Haddad a Berlino Est il 28 marzo 1978, in pieno sequestro Moro, e la recente scomparsa, il 26 gennaio di quest’anno, di George Habbash (1926-2008), Bassam Abu Sharif è rimasto il più importante esponente in vita del Fronte popolare per la liberazione della Palestina di cui fu, nel corso degli anni Settanta, il responsabile del settore stampa e pubbliche relazioni nonché ufficiale reclutatore. Sull’intervista di Bassam Abu Sharif, che fornisce la più clamorosa conferma di parte palestinese del “patto” o “accordo” o “lodo Moro”, si veda ancora in questo blog. [...]
[...] Sera” il 14 agosto 2008. Poiché di quell’intervista ci siamo già occupati in questo blog, ci limitiamo qui a richiamare solo alcuni sommari dati biografici dell’intervistato, dato [...]