Ancora interrogativi su Fiumicino 1973 (13 febbraio 2009)

Ancora interrogativi su Fiumicino 1973 (13 febbraio 2009)

Aggiornamento del 27 febbraio 2009

Siamo in grado di pubblicare l’elenco completo delle 32 vittime della strage:

Giuliano De Angelis
Emma Zanghi in De Angelis
Monica De Angelis
Raffaele Narciso
Abdellatif Imani (Ministro del Marocco per la Pianificazione lo Sviluppo Regionale e l’Addestramento)
Bonnie Presen o Presneil (USA, 20 anni)
Mounie Doukkali (Sottosegretario marocchino per la Gioventù e lo Sport)
Mohamed Lazkar (segretario generale del ministero delle finanze del Marocco)
Makki Zaylachi (gabinetto del primo ministro del Marocco)
Diana Perez
Winfred Herbeck
Lambertus Tuninga

e, dall’elenco dei passeggeri:

Sig.na Rodrigues
Sig.na Filipe
Sig. Wouters
Sig. A. Vietsman
Sig.ra Eckman
Mary Wamp
Sig.na Patricia Yulavitis (20 anni)
Sig. Henriette Guidruz (65 anni)
Sig.ra Clarence Hildebrand (59 anni)
Sig. Robert Mark Chermley
Sig. Walker Charles Heiwood (19 anni)
Sig.ra Mary Emily Strassle Kempf (57 anni)
Sig. M. Winfred Wilson (46 anni)
Sig.na J. Ramona Kirby (20 anni)
Sig.ra Mary Catherine Martin (44 anni)
Sig. Russel Turnar (11 anni)
Sig.ra Muriel Berka Mc Kinney (53 anni)
Sig.ra Bruce Roumtree (16 anni)

Antonio Zara (finanziere)
Domenico Ippoliti (capo squadra dell’ASA)

(nella foto la cerimonia a San Felice del Molise per la scopetura di un busto dedicato al Finanziere Antonio Zara, Medaglia d’Oro al Valor Militare).

Il 16 dicembre scorso, su questo blog, pubblicammo un articolo che rievocava la strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973.
Quello che ci aveva mosso ad intraprendere una ricerca in tal senso, era stata la pressoché totale assenza (in rete e nei giornali addirittura da decenni), di rievocazioni di una tragedia che, per numero di morti, resta ancora oggi seconda solo alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
In verità, il giorno successivo su il Giornale apparve un bel servizio firmato da Alessandro Frigerio che a sua volta cercava di colmare un vuoto a dir poco imbarazzante.
Un paio di giorni dopo, il 18 dicembre 2008, avvenne una cosa che ci colpì in maniera profonda e che consideriamo tutt’oggi un grande riconoscimento, e fu l’intervento diretto, nell’area commenti, di alcuni famigliari di una delle vittime di quella strage: Anna e Piero Narciso figli dell’ing. Raffaele Narciso, funzionario dell’ENI e passeggero dell’aereo PanAm, morto in seguito alle ustioni riportate nell’incendio dell’aeromobile dentro al quale i terroristi palestinesi avevano lanciato alcune bombe incendiarie.
La cosa più toccante di quella loro breve ma intensa testimonianza era proprio il lamento per il silenzio pesante calato da sempre su quella tremenda tragedia che li aveva colpiti:
«Questo silenzio è stato sempre per me motivo di dolore» (Piero);
«Da anni spero che qualcuno si ricordi e parli di cosa avvenne a Fiumicino il 17.12.1973. 35 anni di silenzio» (Anna).
Ieri, 12 febbraio 2009, in calce a quel nostro articolo è intervenuta anche la sorella di Raffaele Narciso, Mirella, con parole ancora più forti che ci sentiamo in dovere di mettere in risalto nella loro cruda drammaticità:
«Che dire, sono 35 anni che piango mio fratello. Da quel momento è stato per tutti noi solo un susseguirsi di devastanti sensazioni di impotenza, legate alla presa di coscienza della mancanza di rispetto per le vittime e le loro famiglie, del disinteresse per la verità, della totale mancanza di dignità e di fegato delle figure istituzionali ben nascoste dietro il “supremo interesse dello Stato”. Oggi osservo solo che la fiducia di tutti noi nelle ISTITUZIONI non è come la fede in Dio, va dalle stesse conquistata e poi strenuamente difesa, cosa di cui certamente possono vantarsi in pochi al di là di certi ridicoli ed obsoleti proclami. Onore e grazie a quei pochi, soprattutto a nome delle vittime.
Mirella sorella di un eroe misconosciuto
».
Parole amare che non possono restare nascoste e private come nascosto e privato è stato il dolore di quella famiglia e di tutte le famiglie delle altre vittime coinvolte in quell’orrendo attentato.
Vittime a cui ancora oggi è difficile dare un nome… Noi ci proviamo riportando quei pochi che siamo riusciti a scovare nei giornali dell’epoca…
Antonio Zara (20 anni); Domenico Ippoliti (21 anni); Raffaele Narciso; Bonnie Erbeck (USA, 45 anni); Giuliano De Angelis, la moglie Emma Zanghi e la figlia Monica (9 anni). A quest’elenco mancano ancora 25 persone.

Ora, anche sollecitati dalle notizie inviateci da un lettore, abbiamo cercato di approfondire quella vicenda.
L’indagine ci ha condotto in ultima analisi a porci nuove (o vecchie?) domande, alle quali forse nessuno ha mai ancora risposto.
Vediamole insieme.

Nelle settimane immediatamente successive alla strage, ci fu un giornalista, Pietro Zullino di Epoca, che prese a cuore quella vicenda e fu protagonista di una denuncia pubblica molto circostanziata e forte.
Sul numero 1215 di Epoca del 13 gennaio 1974 (in edicola la mattina del 10 gennaio) Zullino pubblicò i contenuti di un documento sulle insufficienti misure di sicurezza adottate prima della strage. La dichiarazione, firmata, proveniva da un ufficiale delle Forze Armate (il cui nome verrà svelato da Zullino solo nel numero 1216 di Epoca, quello del 20 gennaio 1974).
Si trattava dell’allora capitano Corrado Narciso (fratello di Raffaele) in forze al secondo Reparto SIOS dell’Aeronautica Militare italiana.
Ecco il testo del documento come venne riportato da Zullino nell’articolo “Fiumicino. Un ufficiale accusa il governo”:
«Io sottoscritto… dichiaro di aver avuto modo di constatare personalmente che nel corso degli ultimi mesi sono stati più volte emessi, dall’autorità nazionale per la Sicurezza [il SID, Servizio Informazioni Difesa], documenti – diretti fra gli altri al Ministro degli Interni – contenenti avvisi e previsioni circa attentati contro installazioni aeroportuali italiane da parte di formazioni estremiste palestinesi. In particolare uno di essi, datato 12 ottobre 1973, raccomandava la massima sorveglianza di tali installazioni; un altro, in data precedente, segnalava come probabile un attentato contro un grande aeroporto italiano per il 17 novembre 1973. Dichiaro anche che le date riportate su documenti ufficiali sono sempre “previsioni di massima” che non incidono sulla sostanza dell’informazione. La mia dichiarazione vuol essere un monito ai responsabili della sicurezza dei cittadini, affinché in futuro smettano la loro veste di superficialità, o peggio, e comincino a preoccuparsi seriamente delle attività loro delegate dal popolo italiano. È mia intenzione sottolineare che, nell’attuale situazione, i Servizi di Sicurezza hanno fatto il massimo consentito dalla loro struttura e dalle leggi in vigore, dal momento che la loro attività in merito è limitata a comunicazioni dirette alle autorità competenti. In fede (segue la firma)».
Alle ore 16 del 10 gennaio 1974 la Redazione romana di Epoca si presentò alla magistratura consegnando al trentenne giudice Rosario Priore, incaricato dell’istruttoria sulla strage di Fiumicino, il documento autografo di Corrado Narciso. Quest’ultimo il giorno successivo, 11 gennaio, confermò e verbalizzò davanti allo stesso magistrato la sua coraggiosa testimonianza che contraddiceva di fatto le dichiarazioni governative rilasciate alla Camera dal ministro Paolo Emilio Taviani il 18 dicembre 1973.
Corrado Narciso, uscito allo scoperto, dovette per ragioni di sicurezza lasciare il SIOS e fu trasferito.
Prima domanda: che seguito fu dato alla sua denuncia da parte della magistratura?

Negli articoli di quei giorni Zullino non vedeva disgiunte dalla tragedia di Fiumicino intrecciate questioni petrolifere che coinvolgevano il nostro governo, la Libia di Gheddafi, l’ENI, la Fiat e il “suo” quotidiano La Stampa, l’Arabia Saudita.
The Times di Londra infatti aveva rivelato che il gruppo terroristico palestinese che aveva agito a Fiumicino era stato finanziato con 370 milioni di Lire da Gheddafi. A questa dichiarazione molto precisa il Ministero degli esteri italiano (ministro Aldo Moro) aveva risposto, senza dare ulteriori spiegazioni, che quelle rivelazioni erano “inesatte“.
Pietro Zullino curava per Epoca anche la rubrica “Corrierino di Roma”.
In essa, nel numero del 13 gennaio 1974, ci spiegava che Gheddafi era particolarmente irritato con l’Italia per via delle trattative segrete che l’ENI stava svolgendo con l’Arabia Saudita di Re Feisal per l’acquisizione di una partita di 10 milioni di tonnellate di petrolio grezzo.
Gheddafi avrebbe cercato di fare pressioni sulla Fiat nella speranza che la maggiore industria italiana chiedesse al governo (e quindi all’ENI) di sospendere gli acquisti in Arabia. Gheddafi aveva ufficialmente minacciato sanzioni economiche nei confronti dell’azienda torinese.
Il pretesto era stato un elzeviro di Carlo Fruttero e Franco Lucentini intitolato «Pare che…» pubblicato sul quotidiano torinese il 7 dicembre 1973. Il “fantaromanzo”, una feroce satira sul colonnello libico, aveva spinto quest’ultimo a chiedere perentoriamente il licenziamento del direttore de La Stampa, l’”ebreo” Arrigo Levi.
Anche in questo caso, la reazione del governo italiano non era andata “al di là di un mesto «rammarico»“.
Zullino terminava il suo pezzo “Tra Gheddafi e la FIAT c’è anche l’ENI”, con queste eloquenti parole: «Il nostro ministro degli esteri Moro non è potuto intervenire in tempo per placare i bollori del suo amico Gheddafi: pare che di quei dieci milioni di tonnellate non sapesse proprio nulla».
Seconda domanda: si è mai indagato sulla pista libica per la strage di Fiumicino?

Sempre nel “Corrierino di Roma” del 20 gennaio 1974, Zullino al termine dell’articolo “Perché il capitano Corrado Narciso ha deciso di parlare”, rivela che un’altra fonte “che per ora non intende esporsi personalmente” aveva contattato la Redazione di Epoca l’11 gennaio, comunicando che oltre alle informative del SID alle “superiori autorità” già denunciate dal capitano Narciso, ne esisteva almeno un’altra, datata 8 dicembre 1973. Il giornalista faceva notare che questa informativa era stata emessa in un giorno festivo e ciò denotava per certo l’importanza che gli si attribuiva. In essa si parlava esplicitamente di “imminenti” attentati nell’area aeroportuale di Fiumicino. Attentato che in effetti avvenne solo nove giorni più tardi.
L’articolo di Zullino terminava però, se così possiamo dire, con una nota di ottimismo:
«Una cosa si domanderà, a questo punto, il lettore: ma queste informative e il loro esatto contenuto salteranno mai fuori? Certamente sì. Non c’è limite ai poteri di un giudice istruttore. Se chiamati a deporre, i capi del SID dovranno per forza esibire gli originali delle comunicazioni diramate dai loro uffici. Ma la convocazione, nel loro caso, dev’essere fatta tramite il ministro della Difesa, Mario Tanassi».
Terza e, per ora, ultima domanda: l’ottimismo di Zullino fu ben riposto?



9 Responses to “Ancora interrogativi su Fiumicino 1973 (13 febbraio 2009)”

  1. Django scrive:

    >l’ottimismo di Zullino fu ben riposto?
    No.

    Hai tentato di contattare Zullino?

  2. Corrado scrive:

    ” che seguito fu dato alla sua denuncia da parte della magistratura?”
    Nessun seguito, nel fascicolo della strage nessun atto istruttorio!!

    Qualcuno vuole raccontare che fine ha fatto la carriera e la professionalità di Zullino?
    Qualcuno vuole spiegare cosa hanno fatto gli altri giornalisti e l’Ordine dei giornalisti in difesa di Zullino?
    Qualcuno vuole chiedere a Rosario Priore perchè non ha poi fatto nulla di quanto promesso al Capitano Narciso, che gli aveva accennato ai problemi di triangolazione petrolifera?

  3. Cypherinfo scrive:

    Bel sito, bel post. Può essere di interesse il seguente sito americano: http://www.thememoryhole.org. Qui si viene aiutati a fare richiesta, secondo il freedom information act, per tutti quei fascicoli accessibili nelle istituzioni americane (Cia, Fbi, ecc.). L’archivio degli articoli pubblicati da questo sito è molto ricco ed interessante.

  4. selva scrive:

    Credo che quelle poste da Corrado siano delle domande retoriche.
    Ma vale la pena fare un paio di telefonate
    Grazie
    Selva

  5. Gabriele Paradisi scrive:

    Ricorrenze: Accadde Oggi…
    il 24 febbraio 1974 In Kuwait vengono consegnati all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina i 5 guerriglieri responsabili dell’attacco all’aeroporto di Fiumicino (Roma).

  6. Corrado scrive:

    I 5 guerriglieri responsabili dell’attacco sono stati successivamente uccisi, probabilmente dagli israeliani. Ma gli altri due chi erano? L’assenza di indagini non ha permesso di scoprirli! Forse andrebbe chiesto alla Libia!!
    Ma non c’è interesse a mettere sotto accusa uno stato che però chiede all’Italia di pagare danni per eventi di 90-60 anni fa. E per i danni causati all’Italia 35 anni fa?

  7. selva scrive:

    Caro Corrado,

    mi devi scusare. Non sono ancora riuscito ad inquadrare gli avvenimenti che si svolsero attorno alla data dell’attentato. Ci sto provando. Da domani sono in giro per cinque giorni senza computer portatile. Ci scriviamo la prossima settimana.

    Grazie

    Selva

  8. selva scrive:

    Sto cercando di smaltire la sbornia d’informazioni
    Selva

  9. [...] Poiché la data di questo documento è precedente l’arresto di Saleh, il riferimento è con ogni probabilità relativo alla scoperta, il 5 settembre 1973, in un appartamento di Ostia occupato da cinque arabi, di due missili Strela pronti all’uso. A processo in corso, il 17 dicembre 1973, avvenne l’orrenda strage all’aeroporto di Fiumicino dove morirono 32 persone in seguito all’attacco di un commando palestinese (si veda: Una strage dimenticata. Fiumicino, 17 dicembre 1973 e Ancora interrogativi su Fiumicino 1973). [...]

Leave a Reply