Il ritorno degli spiriti

Il ritorno degli spiriti

Aggiornamento:

Riceviamo da Guzzanti la seguente precisazione:

“Quanto alla seduta spiritica, essendo certo e provato che non esiste alcuna forza motrice spiritica che possa aver tenuto in circolo rotante un piattino da caffè per alcune ore, devesi intendere che tale forza motrice fosse del tutto umana e che l’intelligenza del piattino nel disporre lettere che formassero nomi fosse umana anch’essa, e che tale forza umana, e non spiritica, indicando Bolsena e Viterbo insieme a Gradoli (e perché non ci si fermò a Grado, senza aspettare che si aggiungessero le lettere elle e i? [a tale domanda Baldassarri rispose: "Mi pare ci fosse una posizione di partenza e di ritorno del piattino". Ndr]) volesse precisamente indirizzare forze dell’ordine verso il paese di Gradoli e non verso l’appartamento di via Gradoli, benché la stessa intelligenza non spiritica fosse generosamente provvista anche di due numeri casualmente corrispondenti al civico e all’interno dell’appartamento in cui le BR avevano la loro base di comando e dal quale i vicini di casa la sera udivano distintamente il ticchettio di un trasmettitore in alfabeto Morse.

Dunque la forza motrice e l’organizzazione mentale di una sola persona, o se si preferisce di più complici in mezzo ad un gruppo di gitanti domenicali dediti al trastullo pomeridiano, decise di raccogliere un messaggio che indicava il paese di Gradoli (con gli accessori geografici viciniori di Bolsena e Viterbo, tanto per precisare che si trattava di città e non di strade) come luogo della probabile detenzione di Moro e annunciò anche di voler passare tale informazione, per quel che poteva valere (e accidenti se valeva!) alle autorità investigative.

Prodi fu esattamente colui che annunciò di voler passare questa informazione alle autorità. Ma non lo fece subito.

Lo fece con comodo: se avesse avuto la reale intenzione di far trovare Moro, sia pure con l’aiuto degli spiriti, avrebbe dovuto scatenarsi correndo dagli inquirenti, e ricorrendo persino a quello strumento avveniristico e ancora non del tutto sperimentato che si chiama telefono.

Nulla di tutto ciò: Prodi attende alcuni giorni e poi sussurra durante una visita casuale (cosa che sottolinea lui stesso) la sua informazione alla segreteria della Dc, affinché vedessero loro della segreteria se e che cosa fare.

In questo modo, con ritardo gravissimo ai fini della ricerca e della salvezza dell’ostaggio, ma perfettamente in tempo per altri fini, l’informazione arriva alle forze di sicurezza indicando Gradoli paese come luogo in cui cercare Moro e dove si svolge quindi una massiccia incursione mostrata dai telegiornali e raccontata dalle gazzette.

A quel punto i brigatisti rossi che sono acquartierati in via Gradoli e non a Gradoli Paese, sono colti da un tremendo sospetto: vuoi vedere che il nostro covo è scoperto e che bisogna sloggiare? E sloggiano.  

Luciano Violante, e non io, ha detto, lo può leggere nel resoconto della Commissione Moro di fronte ad un indignato e sarcastico Leonardo Sciascia, che se questa faccenda di via Gradoli e di Gradoli Paese fosse andata nel modo giusto, Moro probabilmente sarebbe ancora vivo.

Perché Prodi e non Clò e gli altri?

Perché fu lui e soltanto lui a prendersi l’incarico di procedere e rendere nota l’informazione spiritica. E’ molto semplice”. (Paolo Guzzanti)

“…ho potuto provare il fatto incontrovertibile che con il suo comportamento Romano Prodi ha permesso alle Br durante il rapimento Moro di abbandonare in tempo il covo di via Gradoli… Costui ha protetto le brigate rosse e ha fatto ammazzare Moro…”  (Paolo Guzzanti)

Queste sono le accuse gravissime che il Senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, Presidente della Commissione Mitrokhin, ha rivolto a Romano Prodi riferendosi alla “seduta spiritica” del 2 aprile 1978 in cui emerse il nome “Gradoli”.

Dietro a queste accuse ci devono essere per forza elementi inoppugnabili e altrettanto gravi. Non basta certo la “discutibilità” di quell’episodio e non basta certo quanto emerso fino ad oggi. 

A metà dicembre il Senatore Guzzanti ha depositato una denuncia (Relazione di Agostino Cordova) nei confronti di Lamberto Dini, Massimo D’Alema e Romano Prodi per le omissioni, a detta sua, operate da costoro quando erano Presidenti del Consiglio sul dossier Mitrokhin.

In questa denuncia (e precisamente da pag 38 a pag 44) c’è un capitolo che riguarda proprio quella seduta spiritica. Ci sono forse elementi nuovi?

Nulla. Nessun fatto specifico che si possa imputare a Prodi e soprattutto nessun nuovo elemento rispetto a ciò che si conosce da 28 anni.

Addirittura in quella denuncia si ricorda che le Forze dell’ordine si recarono in Via Gradoli una prima volta il 18 marzo 1978 e cioè 2 giorni dopo la strage di Via Fani e 15 giorni prima della seduta spiritica… “ed ignorasi in base a quale informazione ciò sia avvenuto”; si aggiunge quindi, con un certo acume, “ciò potrebbe far desumere che tale indicazione circolasse ancor prima di tale seduta, e che non sia stata appresa dal piattino, ma da altra fonte”… Non si capisce pertanto il ruolo rivestito da Prodi…

Rileggendo poi le deposizioni rilasciate dai partecipanti a quell’evento alla varie Commissioni Parlamentari, ma anche le conclusioni o le affermazioni dei vari commissari e presidenti si fatica a trovare anche un minimo elemento che possa avvalorare la tesi di Guzzanti...

Addirittura il commissario Fragalà (AN) nella seduta della Commissione Pellegrino (Terrorismo e Stragi) del 17 giugno 1998 afferma che l’informazione Gradoli fu suggerita ben tre volte in quei giorni. La prima fu la “soffiata” che produsse la perquisizione mancata del 18 marzo; la seconda fu il “suggerimento” durante la seduta spiritica e infine la terza fu la doccia lasciata aperta nel covo che portò alla sua scoperta definitiva il 18 aprile. Fragalà fa quindi intendere che tale informazione provenisse dall’ala trattativista delle BR, che tentava così di bloccare Moretti e quindi l’uccisione dell’onorevole Moro. Per assurdo, pur abbracciando la tesi di Guzzanti sul coinvolgimento di Prodi, emergerebbe che egli ha cercato di salvare Moro piuttosto che ucciderlo…

Guzzanti ha anche affermato: “perché Prodi ha mentito sulla seduta spiritica, perché avendo mentito davanti al magistrato, davanti alla Commissione Moro, davanti alla Commissione Mitrokhin ha protetto coloro che erano implicati nel rapimento Moro; ha agito in modo tale da mettere sull'avviso i brigatisti rossi e farli fuggire sicché Violante ha detto che se Prodi avesse agito diversamente Moro avrebbe potuto forse salvarsi”.

Ha quindi mentito anche Mario Baldassarri (AN), presente a quella seduta? Ha mai chiesto il Senatore Guzzanti direttamente a Baldassarri (collega nella coalizione di governo) come andarono esattamente le cose in quel pomeriggio piovoso di aprile?

Le dichiarazioni di Baldassarri alla Commissione sono molto esplicite e avvalorano la tesi sempre sostenuta da Prodi e dagli altri protagonisti: mi sono abbassato cercando di vedere chi muoveva il piattino, quale dito lo toccava e quindi spingeva, o se avevano, in qualche modo, concordato un comportamento. Per quello che ho visto, il piattino si muoveva per conto suo. La cosa è ridicola e imbarazzante, ma io continuo a dire questo… Faccio l’economista, uso anche un po’ di matematica e mi rendo conto che è un’assoluta apparente sciocchezza quella che vi sto raccontando. Però questo ho visto e questo dico… a fare le domande erano prevalentemente Alberto Clò, Prodi e il fratello di Clò.

(Manca) “Il professor Prodi era mediamente o particolarmente attivo?.

(Baldassarri) “Come gli altri”. Incalzato ancora da Fragalà Baldassarri ripete “… una precisazione riguarda il professor Prodi. Io non ho mai detto che fosse il maggiore protagonista della seduta….

(Taradash) “il maggior indiziato finisce per essere il professor Alberto Clò”.

Perché allora Guzzanti attacca Prodi e non Clò? C’è qualche ragione che non sia il diverso ruolo politico rivestito oggi da quelle due persone?

All’epoca Prodi aveva 38 anni avrebbe mai preso decisioni di tale portata senza nemmeno consultarsi con il suo “maestro” Beniamino Andreatta?

Il Presidente Pellegrino sempre il 17 giugno 1998 ha detto: “l’episodio della seduta spiritica mi sembrava un chiaro espediente per fornire una notizia coprendone l’origine, che ritenevo di poter individuare negli ambienti dell’Autonomia universitaria di Bologna. Questo giudizio, quasi con le stesse parole, è stato ripetuto in Commissione dall’onorevole Andreotti e da altri audiendi, tra cui ricordo l’onorevole Forlani…. e, tra l’altro, si tratta di un’opinione ampiamente condivisa all’interno della Commissione.

La scelta della seduta spiritica per coprire una fonte può sembrare anche discutibile, ma è pur vero che era un modo “intelligente” per diluire e disperdere su 12 stimati professori universitari una responsabilità forte. Se chi aveva raccolto la soffiata (Prodi? Clò? Andreatta?) si fosse esposto in prima persona parlando magari di telefonata anonima o anche di contatto diretto con uno studente vicino all’Autonomia bolognese, non si sarebbe forse esposto anche ad eventuali rappresaglie brigatiste?

Guzzanti parlò nel gennaio 2005 di un altro dossier Mitrokhin “quello vero, precedente a quello su cui abbiamo lavorato e che potrebbe fare luce sull’ omicidio Moro”…

E’ in questo nuovo dossier, gli chiediamo, che si trova qualche fatto più sostanzioso per accusare Prodi con tanta virulenza?

Guzzanti dunque conosce già questi nuovi e inconfutabili elementi?

Viceversa ci sembra in tutta sincerità che si possa parlare di ennesimo attacco decisamente debole e spuntato. O no?



2 Responses to “Il ritorno degli spiriti”

  1. pavolini222 scrive:

    Resterebbe da comprendere come i “supposti” ambienti dell’Autonomia Bolognese potessero essere così bene informati…

    La vera “favola” fu quella relativa ai “fiancheggiatori”: vi erano anni luce di distanza tra il “movimentismo” del quale l’Autonomia era parte ed il mondo dei clandestini militarizzati ed ovviamente, almeno dalla seconda metà degli anni ‘70, infiltrati e strumentalizzati.

    Nessun “Autonomo” avrebbe gradito che una qualunque “avanguardia” si fosse arrogata il diritto di erigersi a “Tribunale del Popolo” e che avesse agito, come di fatto avvenne, senza una minuziosa analisi politica, prima durante e dopo ogni singola azione, specialmente in un contesto di tale importanza; eppoi la scelta del povero Moro (con il quale alla Facoltà di Scienze Politiche di Roma vi erano mille confronti in corso, ai quali egli non si era mai sottratto), al posto di Andreotti solo per ragioni “tattiche”, ma veramente vogliamo crederci?

    Io non sto qui nè ad accusare nè a difendere Prodi (L’uomo senza qualità), ma piuttosto che credere ai tam tam dei soliti fiancheggiatori preferisco gli spiriti o forse qualcuno realmente ascoltò qualcosa ma davvero non nei corridoi dell’Università di Bologna e non dagli Autonomi: se la cosa avvenne probabilmente fu in ben altri Palazzi… e Prodi cercò solo un poco di notorietà in più (all’IRI, non ostante le lezioni su Keynes, non fu mai davvero considerato un genio).

    La storia della DC ha avuto molti uomini abili e polimorfi, basti pensare a De Gasperi, Andreotti ed anche al molto “ambiguo” Enrico Mattei, ma Prodi (poverino) non ha mai avuto nè mai potrà quella levatura.

    Richard

  2. roberto scrive:

    sono perseguito dagli spiriti in relazion alle mie scoperte riguardanti nello specifico della mia persona riguardo la condotta dello stato rivolta nei miei rigurardi segnando la mia nascita in correlazione al premio nobel la storia di E. Montale del 1974 riguardo la vita di Gesù Cristo e nello stesso anno dismettendo il vaiolo che produce cicatrici cutanee di cui sono pieno che deriva dalle vaccche non a caso simbolo egiziano riguardante hator oltre agli accordi politici che riguardano questa storia riuscendo a organizzarsi per dare la morte al cervello spiritualmente per non consentire di comunicare il pericolo

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